Recensioni

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A 5 anni dai bagni di folla anzitempo sospesi (vedi cancellazione del tour in itinere) di Purpose, torna Justin Bieber. Nel suo passato recente una docu-serie (Seasons) che ne documenta la vita ritirata, qualche innocuo singolo qua e là (I Don’t Care con Ed Sheeran su tutti) e ora un nuovo album con un titolo che trasuda intenti e originalità.

Changes è il disco del nuovo Bieber, che non si droga più, scansa gli isterici fan urlanti, scopa ancora tantissimo – ma solo con la moglie – e in generale non ha nulla di interessante da dire se non che sta bene e che il focolare domestico è una bomba. Questa versione bucolica e appartata di ex enfant prodige è troppo noiosa per risultare sia interessante che irritante, e la mistura musicale portata avanti in questo nuovo album è di pari passo assolutamente incolore.

Siamo dalle parti di un liofilizzato chart-pop da dare in pasto alle playlist, un po’ trap e un po’ ballatina romantica, inseguendo una felicità surgelata che sembra più apatia. Da generatori automatici di pezzi di Drake (il tedioso singolo Yummy) a schitarratine alla marmellata (la conclusiva At Least for Now), i pezzi confluiscono l’uno nell’altro e già al secondo non si è già più in grado di distinguerli. La visione amorosa è sempre esclusivamente egocentrica – la moglie Hailey esiste solo in quanto fedele e amorevole – e le dichiarazioni sono talmente zuccherose da risultare solo avvilenti («Shout-out to your mom and dad for makin’ you / Standin’ ovation, they did a great job raisin’ you», roba che o spari a lui o ti spari tu). Mancano i singoli quanto meno ritmicamente interessanti à la Sorry, manca una produzione capace almeno di regalare qualche guizzo come era quella di Skrillex in Purpose. Da cestinare senza particolari rimorsi.

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