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Le strade di Julien Temple e di Joe Strummer si erano divise (a causa di una rivalità di quest’ultimo con Johnny Rotten) quando il regista aveva cominciato a collaborare con i Sex Pistols (The Great Rock’n’Roll Swindle, 1980), per poi riavvicinarsi solo dopo lo scioglimento del gruppo, anche se già fin dal 1976 aveva iniziato a filmare i Clash

Il futuro non è scritto è un documentario-omaggio dedicato all’amico (scomparso improvvisamente nel dicembre del 2002), un ritratto affettuoso dell’uomo Strummer innanzitutto, che ne mette in evidenza luci ed ombre. Non esattamente un’agiografia quindi. Avvalendosi degli archivi del musicista inglese e di numerose testimonianze e ricordi (di amici, di musicisti, di fan quali Bono, Johnny Depp, John Cusack tra gli altri), il film raccoglie intorno a un falò numerose persone che chiacchierano sull’argomento, con in background la voce di Joe che manda musica – dalle trasmissioni radio che conduceva negli ultimi anni – .

Sono per la maggior parte gli old friends del periodo antecedente all’incontro con Mick Jones e soci, quando uno Strummer pre-punk occupava case e cercava di farsi largo con gli 101ers. Emergono ideali, aspirazioni e sconfitte di una generazione per buona parte poi delusa dal corso degli eventi, dalla commercializzazione della musica che ne ha deviato lo spirito originario; chi non ne ha seguito il “carrozzone mediatico” è stato di fatto emarginato, come per molti di quelli lì presenti.

Insieme al motivo conviviale degli amici riuniti, e in parallelo con immagini di repertorio dell’epoca (fra le quali si riconoscono frammenti di If… di Anderson) il documentario segue cronologicamente la vita del musicista, dai primi anni a seguito della famiglia in viaggio per il mondo (il padre era un diplomatico sui generis di sinistra) all’emergere di una personalità forte e composita, all’affermazione musicale e alla crisi interiore profonda che seguì al successo mondiale con i Clash, agli ideali e alla veicolazione di contenuti anche politici, alle tensioni e al ruolo del manager Bernie Rhodes, allo sfaldamento del gruppo e al rapporto ambivalente con Mick Jones.

Fino al ritiro e al ritorno con i Pogues e infine la rinascita con i Mescaleros. E al ricongiungimento con Jones durante un concerto di beneficenza. Non mancano i commenti dei protagonisti (Paul Simonon escluso, indeciso fino all’ultimo sul rilasciare commenti sull’amico, come ha rivelato poi Temple alla stampa), che ne tracciano un ritratto piuttosto completo.

Con tono crepuscolare, il documentario diventa man mano un discorso sul peso della celebrità e sul senso di responsabilità che Strummer sentiva nei confronti di chi lo seguiva, del disagio interiore per la fama conquistata e la rabbia per come si era evoluta la storia del gruppo e il mondo intorno a sé. Negli ultimi anni il musicista aveva finalmente fatto pace con se stesso e il suo passato, dai Mescaleros in poi, apparendo piuttosto pacificato.

Il futuro non è scritto è perciò un ritratto non compiacente, da parte di chi ha vissuto dal di dentro l’epopea punk e post-punk (su cui è ritornato nel 2000 con The Filth And The Fury ancora sui Pistols, questa volta dal loro punto di vista e non da quello di McLaren).

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