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7.4

Se nel 1990 vi fosse capitato di guardare MTV (o, più probabilmente, la nostrana VideoMusic), avreste potuto imbattervi nel videoclip di Kool Thing. Se aveste avuto 18 anni e quello che passava la radio vi fosse sempre stato stretto, sareste facilmente finiti nelle spire di quell’estetica. Il vortice sonico, la linea melodica sbiadita e la sensualità prorompente e sfacciata di Kim Gordon erano tutti elementi che parlavano a chi cercava una musica non pacificata, ricca di contrasti ma nondimeno seducente.

Oggi MTV non esiste praticamente più e la musica con le chitarre ha smesso da tempo di emanare seduzione nei confronti dei teenagers. Con una piccola eccezione, rappresentata dalla recente fiammata che generi come shoegaze e grunge hanno avuto sui social frequentati dagli Under 30, come Instagram e TikTok. A differenza del successo di Fontaines D.C. e IDLES, la popolarità di artisti come Wisp, Panchico e Quannnic è alimentata dai giovanissimi, corroborata dal concetto di “vibe” e da un’attitudine insulare. A gettare un ponte fra passato e presente è arrivato poi questo trio di adolescenti, la cui specificità è di essere un gruppo vero, nato nel 2019 sui banchi di una scuola californiana (più precisamente, ad Orange County).

Quando nel 2020 i julie pubblicavano il primo brano, Flutter (una scorribanda incendiaria di distorsioni e melodia che agli ascoltatori più attenti ha riportato in mente il nome dei bostoniani Swirlies), sembravano avere le idee già molto chiare. Oltretutto, nei mesi della pandemia, il gruppo perfezionava le coordinate del suo progetto artistico con un’iconografia ispirata ai manga e alle estetiche della Rete (nella loro accezione più sinistra e misteriosa), ma anche con un po’ di fascino old school intergenerazionale che i tre sanno dispensare con naturalezza, nelle foto sfocate e nei video che li ritraggono in modo sfuggente. Risultato: decine di milioni di ascolti su Spotify e una crescente attenzione delle major che, nel 2022 dopo appena un paio di EP autoprodotti, portava i julie al contratto con la Atlantic.

I quattro anni passati dall’esordio sono serviti ad affinare il proprio sound, trasformandolo in un meccanismo più controllato ma non meno violento. A differenza di altri fenomeni da milioni di streaming, l’attitudine della band poggia su basi solide: i tre dimostrano infatti di conoscere la storia (in questo caso quella del rock indipendente dei tardi anni Ottanta e dei primi Novanta) e di saperla interpretare con naturalezza ed eccitazione.

L’opener Catalogue, con il suo incedere di chitarre soniche e il Big Muff che si incendia nel ritornello, fornisce subito esempio dell’abilità del trio nella costruzione di una tensione costante all’interno dei propri brani. Tenebrist è così perfetta nella sua dinamica quiet&loud, da suonare come il risultato di un algoritmo a cui sono stati dati in pasto i nomi di Sonic Youth, My Bloody Valentine e Smashing Pumpkins. Non fosse che nella musica del gruppo c’è troppo cuore e passione per essere frutto di intelligenza artificiale. Altrove, poi, il trio introduce elementi di slacker rock e slowcore, e sarà la voce stropicciata di Keyan Pourzand, così simile a quella di un giovane Mark Kozelek, ma nei momenti più meditativi, balugina persino l’ombra dei Red House Painters.

Facile che, per chi si affaccia per la prima volta a questo tipo di sonorità, brani come Feminine Adornements e Thread, Stitch possano rappresentare un seducente entry point. A chi è un briciolo smaliziato, al contrario, sembrerà di aver ascoltato queste canzoni milioni di volte, ma anche così potrebbe rimanere intrappolato nelle maglie di una raccolta che non mostra cedimenti, persino nei momenti più calligrafici. Un esempio? Clairbourne Practice ha la stessa struttura, la stessa dinamica e le stesse distorsioni di You Made Me Realize dei MBV, ma quella dei julie suona come una versione ad alta definizione dell’originale, non cedendo neppure un grammo della perturbante freschezza. Questo perché alla base del progetto c’è ricerca e passione; ci sono canzoni accattivanti, coincise e così comprese nel loro compito di reclamare il proprio spazio nella storia dell’alt-rock che non si può fare a meno di stare al loro gioco.

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