Recensioni

6.7

«I pensieri mi portano via, tutto è passeggero. Come si sta bene a Venezia. Quando tutto è più facile, quando tutto è nuovo. Quanto tempo sprecato. Parlare, parlare, solo parole. Quanto tempo sprecato a voler recuperare. Non è possibile tornare indietro. Impossibile. Impossibile».

L’unico passaggio in lingua italiana all’interno del primo LP di Julia Bardo dice tutto (o quasi) sulle necessità che ne hanno mosso la scrittura. Dipendenza affettiva, lacci inestricabili che trovano finalmente uno scioglimento ed aprono le porte ad una vita nuova, a un sentire nuovo. Impossible, pezzo cruciale all’interno di Bauhaus, L’appartamento (nome derivante dal complesso di appartamenti di Manchester dove il disco è stato composto), è parte di un discorso più ampio, a fianco della prestigiosa Wichita records, iniziato già nel 2019 e proseguito lo scorso anno con gli EP Phase e Raw. Qui synth, indie-pop ed echi della vecchia Madchester univano i punti di una malinconia struggente ed evocativa, lasciando apertissimo il campo della sperimentazione.

Il 2021 dell’artista bresciana trapiantata in UK è proseguito proprio in quella direzione: smussato qualche angolo, il risultato finale è un elegante album alt-pop che restituisce una Bardo sgrezzata e vicina ai territori di Katie Crutchfield / Waxahatchee (The most, Do this to me), Snail Mail (Into your eyes), Julien Baker (The one). Complice anche il supporto di una produzione eccellente, l’intero lotto regge l’impatto della forma lunga provando a zigzagare (senza però mai uscire troppo dal copione) tra le varie declinazione dell’alt al femminile a cavallo tra i 9os e i giorni nostri. Al centro, temi come l’importanza delle manifestazioni delle patologie di natura psicologica, solitudine, separazione e amore incondizionato. Quello di Bardo per il proprio mestiere e per il totale controllo creativo è la parte forse più interessante dell’intero lavoro, ed elemento che fa ben sperare per il futuro di un artista nemmeno trentenne.

Da quel Raw EP Julia Bardo di strada ne ha fatta e in pochissimo tempo. Come già accennato, Bauhaus è un disco prefetto da far suonare più e più volte in quanto prodotto e missato egregiamente, morbido e senza spigoli. Stesse caratteristiche che definiscono i limiti di una proposta ancora in corso di formazione, a tratti scarica e con pochi guizzi che paga inevitabilmente il ritrovarsi nel calderone delle uscite di genere. Tuttavia la qualità di Bardo è cristallina e le prossime puntate di questa saga appena iniziata ci lasciano con una grande aspettativa.

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