Recensioni

7.1

È necessaria una premessa prima di parlare di questo nuovo Possession, primo lavoro in studio dei Joywave dall’ultimo Content del 2017. Possession è un disco solido, le dodici tracce scorrono lisce come olio e ognuna porta in un luogo diverso dalla precedente. Il disco è divertente, è fresco, è Joywave al 100% e al tempo stesso riesce a stupire a tratti. In soldoni, bella prova, c’è poco da fare, ed è sicuramente un ascolto caldamente consigliato, ai fan del genere e non.

Ovviamente c’è un “ma”. Non è qualcosa di grave, ma si tratta di un dettaglio non trascurabile. Ascoltare Possession è infatti come provare a grattarsi la schiena, senza però riuscire mai a raggiungere il punto giusto. Sì, c’è sollievo, e sì, il bilancio alla fine dei suoi quaranta minuti è assolutamente positivo, ma la sensazione di aver mancato il bersaglio rimane. Anzi, la sensazione di aver sparato intorno al bersaglio, con una precisione quasi chirurgica, senza mai riuscire a colpirlo davvero. Come già accennato, il disco (come poi tutti i lavori dei Joywave) prende spunti e influenze un po’ dappertutto, risultando in un percorso vario e accattivante, ogni cambio di traccia un panorama completamente nuovo: Like a Kennedy è una ballad con tanto di assolone di chitarra, Coming Apart è un inno synthpop che sfuma nella distesa e scoppiettante Half Your Age, dove il paragone coi contemporanei Foster the People diventa quasi obbligatorio; le schitarrate tornano stavolta distorte in Obsession, poi si prende una svolta Hot Chip in Blank Slate, un pizzico di LCD Soundsystem in Funny Thing About Opinions, una manciata di Glass Animals in Who Owns Who? e sul finale una spruzzata di introspezione electroblues con Possession e un climax ascendente e ipnotico in No Shoulder. La scaletta quindi c’è, i pezzi ci sono, le influenze sono moderate e ben usate, cosa manca?

Quello che manca ai Joywave di questo terzo lavoro è un po’ di sana aggressività, il loro essere graffianti senza risultare sfacciati che contraddistingueva i pezzi più belli dei primi due lavori, tanto dal lato pop (It’s a Trip!, Doubt), quanto dal lato di pezzi più massicci (Traveling At the Speed of Light, Content, True Grit). Alcune tracce di questo Possession ci vanno vicine, anzi vicinissime (Who Owns Who? e No Shoulder su tutte), ma pur risultando un ensamble più che piacevole non riescono a non suonare come un lievissimo passo indietro rispetto al passato. Ciò che i Joywave guadagnano in maturità artistica e coesione lo perdono in potenza, portandoci un buonissimo disco che però non taglia come sapevano fare i suoi predecessori, seppur in modo più altalenante. Forse il miglior disco dei Joywave, tutto sommato, ma sicuramente non il più memorabile. Un saldo passo avanti che fa ben sperare per il futuro della band.

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