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7.5

Atteso debutto sulla lunga distanza per Peter O’Grady in arte Joy Orbison, produttore inglese che con il singolo Hyph Mngo (Hotflush, 2009) aveva incuneato nel verbo post-dubstep calde spezie house, techno e jungle: un inno apripista per il successo di personaggi come James Blake, Jamie xx e Floating Points. Nel prosieguo della carriera il ragazzo – al tempo 22enne – non si è mai montato la testa e seppur venisse da una famiglia musicale dal passato “nobile” (è il nipote del musicista e produttore d’n’bass Ray Keith, quello dello storico inno jungle Chopper) ha continuato ad agire nell’underground, aumentando peraltro le aspettative sul suo conto.

Una carriera la sua che evita l’ostentazione e si basa molto sulle collaborazioni: all’inizio con Boddika (altro nome culto della produzione dell’UK continuum) e negli ultimi anni con i fratelli Russell, in arte Overmono, nello split Bromley / Still Moving (XL, 2019) e con il sassofonista Ben Vince in Transition 2 / Systems Align (Hessle Audio, 2018). Ma non c’è solo il lavoro da studio: il Nostro è resident su BBC Radio 1 e ha pure una radio virtuale (Still Slipping Los Santos) ospitata nel videogame blockbuster Grand Theft Auto Online.

Il nuovo album continua a utilizzare gli espedienti estetici del precedente EP Slipping (Hinge Finger, 2019), dove Orbison mostrava nell’apparato iconografico fotografie di familiari e amici, inseriva nel brano w Dad la voce del padre e si faceva aiutare da amici personali (Infinite Coles, Mansur Brown) nella rifinitura di alcuni brani. Anche qui i suoni elettronici vengono ibridati con voci, risate e registrazioni casalinghe a bassa fedeltà e i nomi delle tracce vengono scritti in minuscolo, quasi come se fossero appunti. Il risultato rivela dosi equivalenti di nostalgia e understatement britannico e cerca di stemperare la tensione per il debutto, tanto che l’artista lo “declassa” a mixtape, non considerandolo nemmeno un album (in un’intervista ha dichiarato: «gli album dance vengono posti sempre su un piedistallo. I mixtape hip-hop hanno più energia e mi emozionano di più. Mi sembrano più freschi e senza pretese.»).

L’opener w/ dad & frankie introduce con suoni pastello à la Boards of Canada mescolati con ritmiche spezzettate glitchy, sparko (con la voce di Herron) è puro dancehall futuristico, swag w/ kav un ottimo pezzo 2-step ballabile da club, better è – come dice il titolo – uno dei pezzi più riusciti con la voce suadente di Léa Sen che esplora proficuamente territori nu-soul tech molto vicini alle proposte dell’ultima Róisín Murphy. ‘rraine è invece un viaggio dark notturno che ricorda le prime misteriose uscite della Hyperdub, glorious amateurs sperimenta tagli avanguardistici con atmosfere ambient doomy, layer 6 gioca con l’harmonizer su spazi sonori radi e gommosi, playground inserisce versi hip-hop su piattaforme concrète musique, born slipping (il titolo fa il verso a Born Slippy degli Underworld) chiude con bel take clubbistico di bassi caldi e avvolgenti.      

Il disco di O’Grady si inserisce senza alti né bassi nella tradizione elettronica britannica – e in particolare londinese – e mostra un’eccellente capacità nella produzione di suoni caldi e avvolgenti. È un buonissimo lavoro di artigianato, che fa l’occhiolino ad Aphex Twin (nel titolo la dicitura “Vol.1”, ricorda molto il titolo completo dei Selected Ambient Works, come pure la segreteria telefonica di Lornaderek in Drukqs, dove i genitori cantano Happy birthday to you in occasione del 28mo compleanno dell’artista, è simile alle voci dei familiari), ma che non si impone con una personalità riconoscibile, scegliendo di restare dietro le quinte, quasi sottraendosi all’autorialità. Un riflesso ancora una volta dovuto alla pandemia che nell’intimità dei riferimenti familiari trova il suo ingrediente più rappresentativo: un quasi-concept guidato dalle voci dei parenti e dai suoni registrati in casa, che ci culla dolcemente in alcuni punti e in altri spinge di più sull’acceleratore da club.

Per questa sua capacità di non far emergere singoli brani sull’intera tracklist, si fa ascoltare dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità, proponendo un piacevole tour massimalista (a proposito, Rustie che fine hai fatto?). Il termine che ricorre più frequentemente nelle produzioni più recenti del DJ e produttore londinese è slipping/slippy, cioè scivolando/scivoloso. La sensazione che questa musica trasmette è quella di un reiterato passaggio attraverso stili musicali diversi, un piacevole scivolare su sensibilità eterogenee, appartenenti alla migliore tradizione da club britannica.

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