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Il solito divertissement di Lorenzo Jovanotti Cherubini. Si chiama NIUORCHERUBINI (sì, è proprio una citazione di DallAmeriCarusoil nuovo progetto del cantautore toscano, istant-album registrato durante una serie di session in studio svolte a New York appena un mese fa.

È un lavoro che — a detta del diretto interessato — nasce dal sacrosanto bisogno di liberare il proprio estro creativo, senza piegarsi a logiche o strategie di mercato. Una purezza d’intenti talmente limpida da scegliere persino di pubblicarlo di giovedì, con 24 ore d’anticipo sul giorno canonico delle nuove uscite ma anche in contemporanea con l’annuncio del nuovo tour estivo, simbolo di una spontaneità vuoi o non vuoi comunque programmata.

Non è la prima volta che Jova si approccia ad esperimenti di questo tipo. Stavolta però dall’improvvisazione è nato un disco in presa diretta di dodici pezzi (sessantacinque minuti di musica), in cui il nostro esplora territori già abbondantemente da lui battuti, lasciandosi trasportare più dalla wave che da altro.

Tutti i testi, ma non poteva essere altrimenti, sono quasi abbozzati e pensati esclusivamente in relazione al pattern ritmico, ai riff o alle cellule melodiche proposte dagli ospiti. C’è la salsa (Senza se e senza ma con la Spanish Harlem Orchestra), l’immancabile groove a tinte funk (Pura vida con Re Baraat, Shiva Jam con Chica Libre), l’afrobeat  (Senza gravità con Felipe Hostins, Gil Oliveira e Ronaldo Andrade) qualche passaggio soul (Mi fai felice con Caìto Sanchez, Binky Griptite e Morgan Wiley) ed un tocco di fisarmonica che rende tutto più world (Magari e nel forrò di So solo che la vita di nuovo con Hostins, Oliveira e Andrade). Tra i soliti claim intrisi di energia positiva e good vibes le tracce scorrono via abbastanza velocemente, pur non lasciando né segno né ricordo ad ascolto concluso.

La riflessione da fare è tuttavia un’altra: in tempi terrificanti con conflitti vicini e non, Jovanotti manda un messaggio di pace ed amore a suon di zibamba, promuovendo come unica arma la musica, quella che abbatte tutti i confini come solo le frasi più ruffiane sanno fare. Eppure, un tempo era uno degli artisti più esposti della scena pop italiana (vedi banalmente il suo coinvolgimento ne Il mio nome è mai più, il testo di Salvami o la mai incisa Cancella il debito eseguita a Sanremo 2000). Di solito, più cresci, più te ne infischi del parere altrui. Sarebbe curioso chiedergli il motivo per cui, in uno dei periodi più bui della storia contemporanea, lui stia decidendo di rimanere in silenzio, glissando anzi ancora peggio evitando argomenti caldi, che sia Gaza o Ucraina non fa differenza. Rimane la musica, certo. E poi?

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