Recensioni
Solenne come la rappresentazione di un Cristo, Josh T. Pearson non si scompone mai. Ti conduce per un'ora in lungo e in largo per il suo disco sfoggiando, alla Clint Eastwood, le classiche due espressioni: quella con la chitarra e quella senza. Ma da un “country gentleman” cosa puoi aspettarti (che poi tanto gentleman non dev'essere, dato che distribuisce apprezzamenti alle ragazze presenti apostrofandole con fischi come passassero per strada)?
Puoi di certo immaginare che si presenti lui, la sua chitarra, in mezzo a un centinaio di spettatori silenti e adoranti che s'aggrappano ai piedi d'ogni nota dispensata dalla Yamaha rigorosamente acustica. Puoi prevedere una sciorinatura di tutto Last Of The Country Gentlemen (di certo non puoi pensare a Rivers of Babylon come introduzione). Puoi aspettarti che dietro al look da profeta (ma dieci anni fa non disse che si sarebbe rasato dopo l'uscita del secondo album?) nasconda ironia e bonarietà. Ma ti stupisci comunque, perché, solitamente, un'ora di quella musica (quasi un continuum di recitato e acustico) in pochi la reggono senza una dose di stimolanti.
Con lui, invece, non capita. Con lui è diverso. Sarà la presenza scenica da vero e proprio oracolo, con massime da elargire nascoste nelle tasche. Sarà la profondità e l'intimità dei testi. Sarà l'imperturbabilità e l'assoluta armonia della voce, però è come se ogni verso illuminasse. E illuminare un pubblico non di primo pelo come il suo, quello presente allo Spazio Kolima, non dev'essere facile.
Già di per sé infatti Spazio Kolima è un contenitore d'arte, come da definizione sul sito: hub artistico. In più un house concert, almeno in Italia, è sinonimo di snobismo musicale. Se riesci a entrare, fai parte di un élite e lo ricorderai negli anni a venire: “ero tra quei cento che hanno visto…” Che poi t'interessi davvero quello che hai visto è tutto da provare. Ma se non sei capitato li per caso, nonostante tu sappia di andare incontro a un musicista che non produce nulla da un decennio, suona un genere fin troppo di nicchia e il cui disco avrai ascoltato tre o quattro volte al massimo, allora significa che hai fiducia cieca nelle capacità di uno dei più onesti interpreti folk degli ultimi anni. Fiducia ripagata già dalle prime parole che ti vengono indirizzate: “Come avete passato questi ultimi dieci anni? Spero in maniera migliore della mia”. Il country gentleman ti ha già aperto la porta e fatto entrare nel suo concerto “privato”.
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