Recensioni

7.4

Spacca. Come rapper e come produttore. Simple as it is. Abbiamo scoperto Jonathan Wayne a maggio con il progettino Jonwayne Fucks Disney, una serie di divertiti e divertenti quadretti che seviziavano – ma senza cinismo – Alice nel paese delle meraviglie, Gli Aristogatti, Dumbo, Mulan, Peter Pan, Pocahontas e La Sirenetta, un divertissement da una botta (e una notte) e via fatto con sampler, registratorino, iPad e ovviamente Youtube. A giugno JW ha poi fatto uscire una cassettina di beats e rap, intitolata semplicemente Cassette, con un packaging stile Marlboro, una cosa marcissima, underground sul serio, smezzata con Jeremiah Jae della cricca Brainfeeder.

Doverosamente, in attesa dell'album vero e proprio sempre su Stones Throw, recuperiamo adesso questo doppio ciddì uscito a marzo, che è un beat tape che raccoglie le sue produzioni degli ultimi due anni.

Pochissimi sample (giusto qualche corda e qualche voce sparsa) e tanta elettronica vintage, povera, lineare, fortemente influenzata videogame e 8bit (basta sentire lo splendido dittico Big Like Curby e ElecTricity, o gli sfarfallii di Change Up e Hella-Copter; Purple Waterfall sembra uscita da uno dei livelli sottomarini di Supermario), per un electro hop asciutto e ficcante, come se El-P si fosse trasformato in un ragazzino chiuso nella propria cameretta (Read Velvet, Turkish Machine, Tubes). 48 frammenti con ottimi spunti melodici, spesso e volentieri sorprendentemente agrodolci e slacked (e teneri, Stella by Starlight; e dimessi, Corridors), che ce lo fanno accostare alle cose migliori del tedesco electro-pop Jim Avignon; altre volte più sinistri, sul versante James Pants/Residents (Blood Hungry Bros., After Midnight). Compatto eppure vario, mai automatico, mai riciclativo, Jon spezza la scaletta con qualche take più propriamente HH (Tire Loma, madlibiana), crossover/nu- (Bingo), wonky (Calling to Me) o al contrario lounge (Relaxxx).

Si poteva forse sfoltire un po' il menù per rendere l'ascolto meno stordente, ma in fondo il gioco funziona anche per la quantità e varietà di carne messa al fuoco. Il rapper e produttore losangelino, discograficamente sulla piazza dal 2010, look che sembra uscito da un Grande Lebowski portato al Sundance, e una età indefinibile tra i 25 e i 35, non è un visionario, non è un chirurgo dei suoni, ma un eccellente miniaturista, che sa benissimo il fatto proprio. Da scoprire.

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