Recensioni

7.2

Il secondo disco in carriera del giovane Jonah Tolchin è importante. Perché esce per la prestigiosa Yep Rock, perché segna un passo in avanti rispetto al primo album uscito due anni fa e perché è pieno zeppo di canzoni notevoli, perfettamente incastonate in quel pattern artistico che il giovane si è costruito sin da subito, quando fu scoperto a suonare in un music store dal maestro del blues Ronnie Earl. Che si tratti di carezze folk come Diamond Mind o Low Life, del bluegrass di Midnight Rain che riporta direttamente ai Creedence Clearwater Revival, o del minaccioso blues di Mockinbird guidato da una armonica pescata sulle rive del Mississippi, il risultato è eccellente e raggiunto con la sicurezza di un veterano.

Violini, lap steel, chitarre slide e una sezione ritmica che sa perfettamente assecondare gli umori emotivi di ogni canzone: Clover Lane è un album che si lascia ascoltare e riascoltare grazie a una forte vena compositiva e a una buona padronanza degli stilemi di un genere che in America ha guidato il processo di avvicinamento della massa alla popular music. Il country è pure massicciamente presente in brani come Atlantic Winds, dove si mischia con il rock polveroso da Route 66, e Hybrid Automobile, dove va a sperdersi nelle paludi del blues. Lo shuffle di Hey Baby è rilassatissimo e c’è spazio anche per guardare agli Stones di Sticky Fingers con la ballata Motel #9, che offre spunti fin troppo evidenti per cantare in medley Wild Horses.

In questo momento di grande recupero della tradizione afroamericana è importante non perdere la bussola; dalla rivitalizzazione del rhythm’n’blues alla contaminazione del folk degli anni Sessanta, è indispensabile distinguere il costruito dal genuino. Il rischio di un giovane, l’ennesimo ultimamente, che imbraccia la chitarra per cantare musiche vecchie di 60 anni, è quello di bruciarsi rientrando in una moda retromaniaca, oppure di apparire semplicemente un tassello di cui si serve il business. Ma fortunatamente Jonah Tolchin, che già ha un Newport Folk Festival sulle spalle, sembra avere tutte le carte in regola per riuscire nell’intento. D’altra parte uno come Ronnie Earl non può sbagliarsi no?

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette