Recensioni

Con The Mandalorian & Grogu, Jon Favreau porta al cinema un immaginario che il pubblico ha imparato ad amare nel corso delle tre stagioni di The Mandalorian, ma il risultato finale lascia addosso una sensazione piuttosto precisa: quella di trovarsi davanti a un episodio televisivo semplicemente più lungo e più costoso, non a un vero evento cinematografico capace di giustificare il ritorno della saga sul grande schermo (a sette anni da L’Ascesa di Skywalker).
Il film riesce senza dubbio a riprodurre le stesse atmosfere che hanno decretato il successo della serie. Ci sono l’avventura episodica, il western spaziale, il dinamismo continuo dell’azione e soprattutto quel rapporto ormai consolidato tra Din Djarin e Grogu che continua a funzionare grazie a una formula immediata e rassicurante. Eppure, proprio questa fedeltà al formato originale finisce per diventare il principale limite dell’operazione. Sul piano narrativo manca infatti una vera ambizione cinematografica: la storia non possiede il peso, la portata o il respiro necessari per trasformare l’esperienza seriale in qualcosa di più grande.
Quello che si vede sullo schermo ha il sapore di una lunga side quest ambientata nell’universo di Star Wars, una parentesi che intrattiene ma che non lascia tracce significative nella mitologia della saga. A differenza di Rogue One: A Star Wars Story — film amatissimo perché capace di introdurre nuovi personaggi intrecciandoli organicamente al cuore narrativo delle trilogie classiche — qui si ha costantemente l’impressione che nulla di davvero importante stia accadendo. Il racconto procede con il pilota automatico verso un finale prevedibile, senza mai ampliare l’universo narrativo né aggiungere tasselli memorabili alla lore di Star Wars.

Questo non significa che The Mandalorian and Grogu sia privo di qualità. Anzi, sul piano dell’intrattenimento puro funziona molto bene. Le battaglie aeree, le sequenze di sopravvivenza estrema e l’impostazione delle missioni richiamano apertamente la struttura da videogame che era già uno degli elementi distintivi della serie: incarichi da completare, obiettivi intermedi, nemici sempre più difficili e l’inevitabile scontro finale con il “boss” di turno. Favreau dimostra ancora una volta di conoscere perfettamente il meccanismo ludico su cui si basa The Mandalorian, e riesce a trasformarlo in spettacolo leggero e immediato.
Naturalmente il vero centro emotivo rimane Grogu. Le numerosissime scene dedicate al piccolo personaggio conquisteranno ancora una volta il pubblico più giovane e alimenteranno quell’affetto trasversale che lo ha reso un fenomeno globale. Ma proprio qui emerge anche l’aspetto più ambiguo dell’intera operazione. Per molti spettatori adulti sarà difficile non percepire il film come un gigantesco veicolo di merchandise più che come un autentico rilancio cinematografico della saga. Del resto, il personaggio di Grogu è diventato negli anni una macchina commerciale impressionante (oltre 13 milioni di articoli venduti solo grazie a “Baby Yoda”), erede diretta di quella tradizione di giocattoli e prodotti derivati che Star Wars ha contribuito a rendere centrale nell’industria dell’intrattenimento già dagli anni Ottanta.
Alla fine, The Mandalorian and Grogu lascia la sensazione di un prodotto piacevole ma non necessario: un ritorno al cinema che punta sulla familiarità invece che sull’epica, sulla continuità della serie invece che sulla costruzione di un nuovo immaginario. Intrattiene, diverte e scorre senza difficoltà, ma non possiede mai quella forza capace di trasformare una buona avventura televisiva in un grande film di Star Wars. Insomma, se questa è la via…
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