Recensioni

6.8

Dal progetto Instra:Mental insieme a Boddika al lavoro in solo degli ultimi mesi, un passaggio che per Jon Convex significa meno filosofia e più muscoli: rispetto alle produzioni di ricerca culminate in Resolution 653, Idoru segna un ritorno a quel modo di far techno originario, duro e robusto, fatto per funzionare in pista, senza insistere per teorie e atmosfere. Una piega che in fondo ha piena dignità, soprattutto se evita certe secche di ispirazione e contenuti che, come visto avantieri in Shed, sono il pericolo principale per chi sente l'onere di insistere a tutti i costi sulle direzioni richieste dal pubblico.

L'idolo di Convex invece cala sul tavolo dieci tracce belle cariche di techno altezza Berghain, cassa pompata che rimbomba tra le orecchie (Four Faces), stati di meccanizzazione avanzati (Aversion) e tutte quelle iniziative che nei club son sempre una garanzia, come la sensualità deep (About Her), le punture acid (No Love), il senso della melodia old-skool (What I Need), e quel modo di avvolgere la folla con campioni vocali e schemi tech-house collaudati che fa di Idoru il pezzo killer del lotto. Disco per cultori, che piacerà sia ai seguaci di Marcel Dettmann e Ben Klock, sia a chi si è fatto conquistare dal recente classicismo di VCMG. Tutta linfa fresca per le notti mitteleuropee che contano.

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