Recensioni

6.95

Pallottoliere accanto giusto per tenere il conto, Zorn torna ancora su The Gift (ormai, lo si è capito, uno dei suoi dischi chiave), dopo The Dreamers e dopo, per quanto meno esplicitamente, Alhambra Love Songs. Di The Dreamers questo O’o (uccellino hawaiano dal canto melodioso, estinto a fine anni Ottanta) è il seguito ancora più exotico. La formazione è la stessa, e cioè quella base della Electric Masada (Baron, Baptista, Dunn, Ribot, Saft e Wollesen), ma senza Zorn al sax alto. Immersione in una lounge mossa e disinvolta, con in primo piano il vibrafono di Wollesen, poi le tastiere acquose di Saft e la chitarra di Ribot. E’ lo Zorn più easy listening, e non ci dispiace affatto.

Latin (Miller’s Crake, da saloon, Solitaire, Piopio, Zapata Rail, proggy, Magdalena, psych sambeggiante; in certi frangenti casinisti siamo a due passi dal Madlib YNQ), fusion alla rugiada (Akialoa), iterazioni minimaliste (passione di sempre e ossatura di Alhambra, Po’o’uli), rock blues psichedelico (con echi trip-hop, Little Bittern, uno dei pezzi più interessanti in questo contesto zorniano), jazz smooth (Mysterious Starling), exotica (Laughing Owl, Kakawahie, sofficemente messicaneggiante), colonne sonore (desertica, sinistra, Archeopteryx).

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette