Recensioni

A poca distanza da alcune dichiarazioni sul proprio audience, John Frusciante continua serenamente a fare un po’ quello che gli pare e pubblica un nuovo EP proseguendo il sodalizio con Acid Test inaugurato con l’esordio del progetto Trickfinger nel 2015. Dell’imprendibilità del personaggio in questione si è già abbondantemente detto, e questa nuova pubblicazione non aiuta certo a chiarire la questione. Johnny è ancora preso bene (troppo bene) per l’acid house e l’elettronica 90’s, per i synth analogici e Aphex, e così prosegue nel suo processo di condivisione (con chi, appunto, non si sa) delle interminabili sessioni di cazzeggio creativo che riempiono le sue giornate, rinchiuso in quel suo caotico studio che in un improvviso slancio di apertura social – assolutamente inusitato per l’uomo – ha fotografato e diffuso.
La title track, unico brano cantato, era stata inclusa (sebbene non ufficialmente accreditata) nella soundtrack di quel divertente e divertito pastrocchio che è L’Uomo con i Pugni di Ferro, esordio alla regia dell’amicone di sempre RZA (con Tarantino furbescamente a patrocinare il tutto). Delle goliardiche atmosfere del film – un patinato crossover tra kung-fu movie, wu xia pian e cultura hip hop con occasionali cadute nel trash più becero (ricordiamo le sentite interpretazioni di un monolitico Dave Batista e di un Russel Crowe più cazzone che mai) – poco o nulla rimane: la fanno da padrone le consuete drum machines ipercinetiche inaugurate all’epoca di Letur-Lefr, primo episodio del Frusciante elettronico risalente appunto al 2012, e gli inaciditi synth ritrovabili anche nel già citato Trickfinger.
La perla del disco è sicuramente Lowth Forgue, il brano più ballabile mai firmato da John: cassa dritta ad aprire il tutto con spirali di synth ad innestarsi gradualmente, salvo poi deflagrare inesorabilmente nelle consuete orge sonore che sembrano avere un senso solo nel personale microcosmo mentale di Frusciante; riescono tuttavia a fare sporadicamente capolino le abituali intuizioni melodiche al limite del clamoroso che ne costituiscono la vera forza. Cinque minuti in cui sono contenuti tutti i limiti e le perennemente semi-espresse potenzialità del Frusciante elettronico. Prescindibile e sfocata la terza Expre’act, chiude invece al meglio Unf, mini-rapsodia sintetica in cui la chitarra – per quanto trasfigurata – torna protagonista colorandosi anche di funk nella meravigliosa coda. Genio e insensatezza.
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