Recensioni

Non poteva essere che questo lo sbocco naturale della rinata fase
rock di Cale, tornato da tre anni a questa parte ad imbracciare la sei
corde e a farsi accompagnare da un’affiatata rock band, come ai bei
tempi di Sabotage / Live (1979) e John Cale Comes Alive(1983). Ecco quindi un’operazione corposa (2 cd e un dvd) che cattura
questo momento della carriera del gallese nella sua dimensione ideale,
ovvero il live act (momento ancora in atto, tra l’altro: il Circus Live Toursta toccando proprio in questi giorni il nostro Paese). Non si pensi
però a un classico album rock dal vivo: esecuzione, missaggio e
produzione sono quelle di un lavoro in studio.
Cosa
troverete allora in questo disco? Anzitutto, ogni possibile conferma
riguardo ciò che solitamente si dice dell’ex Velvet: artista in
continuo movimento, sempre mosso da nuovi stimoli, sempre un passo più
avanti rispetto certi suoi coetanei (tacendo di colleghi più giovani).
In questo caso, più avanti persino di se stesso (!): le canzoni
dell’ultimo Black Acetate (2005) appaiono
qui riarrangiate e trasformate, anche drasticamente, mettendo ancora
più in mostra l’elemento ritmico e l’aggressività rock delle chitarre,
nella ricerca di una via caleiana al funk bianco (su tutte, Woman; mentre manca all’appello l’ultimo singolo inedito, Jumbo In The Modern World).
A
questo si aggiunga la rivisitazione e trasfigurazione di quarant’anni
di personale storia musicale alla luce della contemporaneità (la sua contemporaneità), che rende Circus Live assolutamente attuale e moderno, oltre che straordinariamente compatto nello stile. Venus In Furs,
in questa versione, sembra davvero scritta ieri – con tutto rispetto
per le rese del collega Reed – nonostante il certificato di nascita
reciti 1966; lo stesso dicasi per i ripescaggi al vetriolo dal periodo
più selvaggio e incompromissorio della carriera, quello di metà ’70 (Helen Of Troy, Save Us, Dirty Ass Rock’n’Roll, Cable Hogue, Walking The Dog), mentre l’accostamento coraggioso e iconoclasta Femme Fatale / Rosegarden Funeral Of Sores la dice tutta su come questo artista si rapporti a passato, presente e futuro.
Fra
scintille electro, sampler e chitarre (ora graffianti, ora blues),
cambi drastici di cadenza e atmosfera, momenti di improvvisa quiete e
sequenze sempre suggestive (vedi la suite registrata ad Amsterdam che
chiude il cd2), questa è una celebrazione, e insieme un nuovo e
importante tassello di un percorso artistico dalle potenzialità ancora
inesplorate.
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