Recensioni

6.7

Ormai è un fatto assodato: nell'indie nostrano esiste una scuola “romagnola”. Una via leggera e scazzata al pop capace di riassumere in sé tutti quelli che sono i caratteri fondanti di chi nella terra del cappelletto è nato: indifferenza nei confronti del mercato, ironia che ammicca al demenziale, flagello di “c” e di “z” in una pronuncia che è carta di identità in tutto e per tutto (e credetemi, so di cosa parlo). Agli ultimi Granturismo e Nobraino si aggiungono ora i Jocelyn Pulsar – anzi si sono aggiunti già da un po', visto che parliamo del quinto disco della formazione -, al secolo Francesco Pizzinelli da Forlì. Con un tripudio di chitarre acustiche e melodie appiccicose orgogliosamente provinciali, autobiografiche, irrimediabilmente nerd ma anche “modaiole”, almeno nell'accezione del termine tipica di una Romagna estiva e fin troppo easy.

I proverbiali Mr. Brace stavano su un altro livello, è vero, sia dal punto di vista del suono – qui è un po' tutto uniforme, senza picchi né particolari cadute di tono – che dei testi. Tuttavia il pop disimpegnato da sabato pomeriggio in centro dei Jocelyn Pulsar lo si ascolta volentieri, una volta spenti gli interruttori del pensiero critico più impegnato.

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