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7.8

La crescita di Joanna Newsom è stata (è) esponenziale. Se già il passaggio da The Milk Eyed Mender a Ys significava il superamento di ambiti stilistici e formali in direzione d’un art-folk totale, con quest’ultima fatica la ragazza californiana rincula e rilancia, ovvero recupera in parte la forma canzone (la durata media dei pezzi naviga attorno ai sette minuti) e si muove con evidente libertà, morbidamente anarchica nel grembo della neo-tradizione, credibile anzi autorevole cantautrice folk del terzo millennio. Al di là dei tre dischi per oltre due ore di musica (un affronto al processo di estinzione degli album), Have One On Me è un lavoro imponente. Che appunto s’impone ma con una certa grazia, azzeccando un equilibrio prodigioso tra leggerezza e gravità. Come è prerogativa dei grandi.

Gli arrangiamenti (curati da Ray Francesconi, che porta in dote l’amore per la musica balcanica) sono sobri, talora solenni, però sempre vivaci: c’è l’arpa ovviamente, e il pianoforte, le percussioni, gli archi e i fiati quando servono. La scrittura si disimpegna grazie ad un lirismo trepido (la toccante No Provenance, impreziosita dal kaval suonato da Francesconi), sottilmente esotico (Kingfisher) oppure imbizzarrito di guizzi che diresti vaudeville (la formidabile Good Intentions Paving Company), comunque sempre all’insegna di un trasporto che definisce ogni pezzo alla stregua di un incantesimo. Ciò che le consente di bazzicare l’enfasi espressionista d’una novella Tori Amos e i misteri buffi di una rediviva Kate Bush, senza però mai uscire dal cerchio magico che fu prerogativa di vestali quali Karen Dalton, Sandy Denny o Joni Mitchell (è il caso di Easy, della delicata Jackrabbits o della bluesy Soft As Chalk). Va detto che sarebbe ingiusto limitarsi al solo pantheon femminile, dal momento che episodi come In California o Baby Birch non sarebbero affatto sfigurati nel repertorio di Tim Buckley o Fred Neil.

Unica sensazione negativa, il sospetto che tutto questo obbedisca innanzitutto ad una grande ambizione. Intendiamoci: non c’è nulla di male né di velleitario nel fatto che Joanna desideri erigere un monumento a se stessa. Nel suo genere, nessuna lo merita più di lei, tanto che dopo Have One On Me sarà ancora più inevitabile e impegnativo, per qualunque ragazza che si affacci sulla scena folk rock, confrontarsi con la sua figura. Però, ecco, confesso che un po’ mi manca il genio ben più lieve e sbarazzino di The Milk Eyed Mender.

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