Recensioni

Vent’anni fa, Joan Wasser aka Joan As Policewoman esordiva con, Real Life, un disco che la mostrava molto più matura di quanto un debutto potesse lasciar intendere. Un lavoro che andava a occupare uno spazio sospeso tra Fiona Apple e Tori Amos, con in un più una forte impronta di quello che allora chiamavamo ancora indie. Quelle canzoni, parole della stessa Wasser, le hanno salvato la vita e, a distanza di due decenni, ha deciso di tornarci sopra: a testimonianza di quanta vita continui a scorrere in brani rimasticati mille volte, sui palchi di tutto il mondo.
Real Life Evolution è stato registrato in giro per il globo, durante l’estenuante e ininterrotto peregrinare live della musicista americana, ulteriore prova di quanto sia autentico il rapporto quasi viscerale che la lega alla musica. All’epoca scrivevamo su queste colonne che il disco era tutt’altro che perfetto, nella misura in cui conteneva una manciata di canzoni memorabili, ma che la scaletta era anche piuttosto ineguale per qualità della scrittura. Eppure la sua forza era già evidente e si sarebbe confermata nel corso della lunga carriera della Wasser: la capacità di scavare nel fondo dei sentimenti, di illuminare le crepe dell’esperienza umana. E l’essere una musicista vera lo ha dimostrato continuando ad assorbire nuovi stimoli nella propria scrittura: dalle recenti incursioni soul e r’n’b di Lemons, Lime and Orchids, ma soprattutto nell’ottimo disco in compagnia della leggenda Tony Allen, quel The Solution Is Restless firmato anche con David Okumu. Alla coppia Apple/Amos sembra essersi aggiunto definitivamente un altro faro: Nina Simone.
Ancora diverso è il territorio esplorato in questa rilettura del debutto. Le canzoni sono le stesse, l’ordine cambia, ma soprattutto cambia l’attitudine. Se vent’anni fa Real Life apriva il disco dandone immediatamente il tono, oggi è il brano conclusivo, sostenuto da un accompagnamento ancora più essenziale che lascia spazio all’intenzione della voce. Non c’è più Antony/ANOHNI in I Defy, al suo posto Kristle Warren, per una versione più lenta, morbida e apertamente soul. Eternal Flame, ripensata in chiave acustica, trova nuovi equilibri tra chitarra e voce, mentre la presenza di Iggy Pop rende Save Me un numero art rock ruvido, in forte contrasto con il resto della scaletta. Bella anche la rilettura in levare di We Don’t Own It, paesaggio dell’anima dilatato che si dispiega su synth delicati e crepuscolari.
Real Life Evolution conferma che le canzoni migliori di allora sono ancora vive oggi e che, nelle nuove interpretazioni, hanno trovato significati differenti, come è naturale che accada dopo una vita tanto lunga. Joan Wasser sceglie di celebrare il proprio passato remoto senza indulgere soltanto nella nostalgia: ne fa piuttosto una riflessione sul tempo che passa e sulle stagioni dell’esistenza che scorrono, impietose, davanti a noi.
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