Recensioni

A testimonianza dell’irrequietezza compositiva, costitutiva verrebbe da dire, e dell’ampiezza dello spettro sonoro con cui traffica Justin Broadrick, ecco il ritorno breve della sigla JK Flesh. Stavolta il mini Exit Stance lo porta da subito su livelli ovviamente distanti dalle frequentazioni dei Godflesh, visto che a pubblicare è addirittura la Downwards di Regis, con cui l’inglese aveva già pubblicato lo scorso anno un altro 12” a nome JK Flesh, Nothing Is Free, roba con molte scorie dub-industrial del tempo che fu. Qui la situazione si fa più dancefloor oriented, almeno nell’accoppiata d’attacco Exit Stance e Motivated By Jealousy, due mitraglie quasi a cassa dritta che hanno però, specie la seconda, un mood alieno e oscuro; quello che caratterizza la facciata opposta, di sicuro quella che più piacerà ai meno ortodossi della techno.
Qui la situazione si incupisce, l’ambientazione si fa urbana e notturna, i fantasmi scorniani (per fare un nome affine) emergono nelle apparentemente minimali impalcature messe su da Broadrick, a ricordarci che pulsa un cuore nero sotto le ceneri techno: la conclusiva Caveman è emblematica nel suo martellare profondo, così come Bullied By Love è tutto un levare/mettere psicotiche derive su trance post-industriale. Non credo che ci sia da discutere sul fatto che Broadrick, insieme al sodale Kevin Martin, sia un po’ il re Mida di molte musiche inglesi dell’ultimo trentennio abbondante.
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