Recensioni

6.3

L'autoproclamato posterchild della club culture, l'ormai 100% Berliner Jimmy, non è certo un inventore (per una panoramica sulla sua multiforme carriera leggete la nostra mono You Know I'm a VIP), ma un bravissimo stilista (gioco di parole e non gioco di parole) sì. La copertina dell'album – un manichino/bambola gonfiabile (vedere la bocca) ambiguo, androgino, bisex, divino (il triangolo come terzo occhio), alieno – dà la cifra del lavoro, evocando la Grace Jones deformata ricreata e moltiplicata del maestro Jean-Paul Goude. Perché è così che Jimmy vive la musica: superficialmente, ma di una superficialità che è esposizione profonda di sé, profonda adesione, stile di vita al di là delle mode e dei poserismi.

Dopo lo scintillante e languido electrofunk di XXX (2010), ovvero Kraftwerk, Dam-Funk e Justin Timberlake mescolati assieme con risultati spesso da urlo, Jimmy continua a rigirarsi tra le dita i riferimenti di sempre, asciugando e squadrando ancora di più la formula. Sotto l'ombrello accogliente e plastico del verbo electro Ottanta, mette le vibrisse chiptune a Justin (Too Shy); mette in scena una serpentina ramanzina spoken-techno con una voce oldskool house tra certo Robert Owens robotico e certe freakerie alla Lil Louis (This One's For Children); mette in scena un insinuante e morboso Sex Drive (nel brano omonimo); si lascia tentare, ma un po' come tutti per adesso, dal footwork, con cui spezia il funksoul glitch-wonky di Indigo Mechanix (3D) e la house di Let Yrself Be. Non manca l'omaggio ai maestri (Kraftwerk e di specchio minimalismo), nella lunga pulsazione-oscillazione di Heartkey; e c'è anche una mimesi jamesblakeana, ripassata Kanye West, con un finale epico quasi alla Enya, nella prefinale Deep.

Sotto quei brillantini e quel blush, sotto quel modernismo già modernariato compiaciuto di naïveté arty, sotto quel sudore freddo sulla fronte pallida, si agita una ricerca orientata alla club music cantata; solo che qui, pur bravo come sempre, e come sempre curato nei dettagli (nonostante il disco sia frutto di jam registrate in poche settimane), dopo qualche ascolto Jimmy si fa più opaco, meno potente, meno convincente, meno personale del solito.

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