Recensioni

Ne è passato di rumore nelle nostre casse da quando Jim Coleman, con l’azzeccato nomignolo Cripple Jim, torturava sampler e tastiere con quegli sfrontati dei Cop Shoot Cop. Era la stagione d’oro del noise-rock newyorchese e, insieme a formazioni che hanno fatto storia come Pussy Galore o Helmet, i CSC contribuirono a creare l’immaginario della NY rumorosa.
Immaginario dal quale si è distolta, mano a mano, l’attenzione del nostro una volta sciolta la seminale band. Prima con Phylr, poi con gli Here formati col nostro Teho Teardo e infine con J.G. Thirlwell nei Baby Zizanie, l’attenzione di Coleman si è via via spostata, complice anche la formazione classica al piano e gli studi in cinematografia, verso forme di elettronica cinematica declinate di volta in volta sotto forme diverse ma pur sempre dal tratto caratteristico e riconoscibile: score per film indipendenti e serie tv varie.
Questo primo lavoro omonimo in solo si muove dunque sul crinale di una ambient elettroacustica spesso virata in modalità neo-classical, delicata a tratti tanto da sfiorare l’evanescenza e la rarefazione sonora in certi momenti, posseduta da minacciosi demoni notturni in altri episodi (l’opener Sideways su tutte), ma pur sempre vergata col crisma della visionarietà cinematica. I passaggi haunted di Summer Heat, quelli di un romanticismo struggente di Under Current, i flutti noisy montanti di Live Out addolciti dalle corde di Kirsten McCord e lo strimpellare di piano notturno e voci possedute di Dawn dicono di una sensibilità visionaria e dall’ampio portato sonoro e immaginativo. Una sorpresa per chi accostava Coleman alle efferatezze sonore di un tempo; meno per chi ne ha seguito l’evolversi nel corso degli anni. Promosso, senza dubbio.
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