Recensioni

Sembra di vederlo cantare, un po’ posato ma sorridente, Jet Set Roger. Sul palco, ma pronto anche a improvvisare per strada. In definitiva, quello che ci piace di lui è in primo luogo la leggerezza con cui ci passa le storie di provincia popolar-velenosa e ‘sì facendo si salva dall’abisso ma principia a volteggiare. Il linguaggio per dirlo è un glam rock soffice, condotto da una band che monta, con una chitarra ritmica a là Lou Reed (quella di Pietro Zola), e il basso di Carlo Dall’Asta, la quinta per la voce dell’anglo-bresciano – vera protagonista e collante con il cantautorato indiepop nostrano.
Un meta-genere, il glam, che diventa salvifico solo quando non si prende troppo seriamente, ma sempre sull’orlo dell’esosità. D’altra parte (letteralmente) c’è l’equilibrio (musicale, sulla via dei Television in Ucciditi o crea, ma soprattutto tematico): è un attimo lasciarsi andare su questa strada e finire nei cliché del cabaret. Il Jet Set Roger di In compagnia degli umani è invece ironico e con ciò mai caricaturale, prevenendo l’effetto rocky horror affrontando nelle lyrics il senso comune, guardandolo dal dentro e dal fuori in un colpo solo (fotografandosi per differenza dagli umani e minimizzandosi mentre pensa di sé: “Che intelligente che sono!”, nella title-track). Sarebbe impossibile, se non ci fosse quell’equilibrio, garantire una tenuta per le rime baciate di L’uomo con la lametta, e dedicarsi alla cantilena di Ti avvelenerò. E non sentiremmo quella sensazione di fiducia di fondo, nel quinto disco di Jet Set Roger, se l’io narrante fosse davvero un alieno e sprezzante giudicatore.
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