Recensioni
Jessica Bailiff
At The Down-Turned Jagged Rim Of The Sky
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Antonello Comunale
- 27 Ottobre 2012

Sei anni sono un'intera epoca nel frenetico mondo della popular music e ci eravamo tutti dimenticati di Jessica Bailiff, la chanteuse prediletta dei Low. Anche alla Kranky a tutto pensavano tranne che alla ragazza di Toledo e come lasciano trasparire loro stessi, devono essere rimasti un bel po' sorpresi quando ad inizio anno una rediviva Jessica chiedeva udienza alla label per la pubblicazione di un nuovo disco. Purtroppo tutto il tempo intercorso dal precedente Feels Like Home è stato tempo perso. Il nuovo lavoro non sposta di una virgola la formula di un drone-folk con venature shoegaze che dopo tutto quello che abbiamo ascoltato in questi anni (Natural Snow Buildings in primis) sembra vecchio e fuori luogo come non mai.
Eppure, non è tanto questione di approccio o di innovazione, perché la trilogia iniziale della Bailiff: Even In Silence – Hour Of The Trace – Jessica Bailiff, riascoltata oggi non perde nulla della sua carica visionaria e sperimentale, che a suo tempo tanta importanza ebbe nel dare una fisionomia al catalogo della prima Kranky. Il discorso si sposta per forza di cose sul songrwriting e già con Feels Like Home si era capito che la musicista di Toledo aveva più di qualche problema nello scrivere qualcosa che avesse sostanza di per sé. Il nuovo lavoro ricomincia qui con gli stessi effetti che conosciamo. L'eco distorta della voce che fa il paio con i riverberi a là Flying Saucer Attack di Your Ghost Is Not Enough, la distorsione nello stile dei tardi J&MC che copre la zuccherosa melodia di Take Me To The Sun e la funebre cadenza di Sanguine che nel finale copia il climax dai GYBE!. La cosa grave è che tolti i primi tre brani, il resto del disco è stracolmo di riempitivi senza sostanza, che lasciano l'amaro in bocca e un quesito grosso quanto una casa. A che pro tornare dopo tutto questo tempo e in queste condizioni?
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