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6.7

Per il suo nuovo disco e alla soglia del ventennio di attività discografica con il suo progetto, Jesca Hoop sceglie di sedere anche dietro la console e Long Wave Home diventa così il suo primo lavoro autoprodotto: “dovevo diventare il mio stesso faro”, scrive nelle note stampa che accompagnano l’uscita. Il cambio di passo in produzione si percepisce chiaramente, con una ricerca di arrangiamenti, soluzioni armoniche e timbriche che rimandano a una rinnovata libertà creativa, sostenuta anche da una band di rilievo.

A suonare troviamo infatti Sebastian Rochford (Sons of Kemet) alla batteria, Jon Thorne al basso e Sam Amidon a suonare chitarre e altri cordofoni. Arrangiamenti, invece, affidati a Jesse D Vernon, già al lavoro con un’altra voce del folk-pop femminile d’oggi, This is the Kit, e qui autore di partiture per archi poco appariscenti ma ben integrate nel tessuto musicale. La nuova direzione si sente, per esempio, nella scelta di introdurre un coro femminile che attraversa molte delle composizioni, regalando una profondità spaziale ai brani che non si avvertiva in Order of Romance, Stonechild e nel disco del 2017, Memories Are Now, che pure si erano già imposti all’attenzione.

La molla creativa è la necessità di dire la propria su un paese, gli Stati Uniti, dove Hoop non vive più (da anni si è trasferita in UK) e da cui può quindi esercitare il privilegio di uno sguardo competente ma esterno. Ecco Designer Citizen, che si fa beffe del profilamento razziale e sociale dei cittadini, ma anche Playground, che riflette sui confini e sul loro controllo in chiave esplicitamente politica, con un riferimento a Gaza, o ancora Signal To Noise, che richiama la solidarietà come elemento essenziale della dimensione politica. Altrove il tono si fa più intimo: le relazioni al centro del vivere quotidiano (Adam) e la necessità di riconnettersi con le persone (la titletrack).

Rispetto al recente passato, pur mantenendo l’impianto di fondo fondamentalmente folk e il riferimento al linguaggio di Tom Waits, suo maestro d’elezione, emerge una maggiore varietà: si attinge al R’n’B (Big Storm) e alla grande canzone americana (Caravan). Ne esce un disco di ottimo artigianato, benissimo confezionato, che suona bene e che però non trova ancora la canzone perfetta capace di rimanere a lungo.

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