Recensioni

7.2

Il caro, vecchio Jens. Strano, eppure nascono proprio sensazioni di questo tipo ascoltando il nuovo lavoro lungo – appena il secondo – del giovane cantautore svedese, così forte la sensazione che procura l’imbattersi nuovamente con questa calligrafia tanto ciondolante quanto marcata, languida e frondosa, cazzona e sofisticata.

Una scaletta che nei soli primi due pezzi squaderna afrori da Scott Walker in dormiveglia (And I Remember Every Kiss) e dance soul da Bacharach sul love boat (Sipping On The Sweet Nectar), senza tralasciare quella certa inclinazione post-wave da Morrissey scarabocchiato sul diario (la malinconia dolcissima e strapazzata di Shirin). Palpiti e tremori stemperati tra sogni esotici (A Postcard To Nina) e rigurgiti disparati (i REM di Near Wild Heaven nella struggente Your Arms Around Me, una inopinata La Colegiala nell’ineffabile Into Eternity) fino a una geniale regressione nella ninna nanna belleandsebastiana di It Was A Strange Time In My Life.

Certo, la scrittura paga pegno inevitabilmente ad una certa ripetitività, forse anche un po’ di quella freschezza raffazzonata e carbonara si disperde nel cesello sempre più definito degli arrangiamenti (archi e trombe, vibrafonini e percussioni, strani campioni come miraggi al ralenti), quasi che il Nostro avesse messo sul serio il maestro Stephen Merritt nel mirino. Alla fine però tocca capitolare di fronte all’evidenza, perché è un lavoro che ti ci tuffi come nella rete di sicurezza, scoprendo ad ogni rimbalzo possibilità nuove, sfaccettature tanto insospettabili quanto inusuali, come nelle conclusive Kanske Är Jag Kär I Dig – funky soul pervaso di strane allucinazioni TV On The Radio – e Friday Night At The DriveIn Bingo, il sax da orchestrina di periferia per un piccolo inno al disimpegno trafelato.

Ad accompagnarlo in questa straordinaria cavalcata altre due teste pensanti della contemporanea scena pop svedese, le amiche El Perro Del Mar e Frida Hyvonen, che hanno inciso sulla gestazione dell’album molto di più di quanto si possa intendere e pensare. Ovvero, in quel modo particolare che non può non caratterizzare tutto ciò che circonda l’universo scombiccherato e ineffabile del caro Jens.

Il quale ha infatti dichiarato: “El Perro e Frida) sono due geni. El Perro doveva produrre l’intero album ma alla fine ha deciso lei stessa che si sarebbe trovata molto più a suo agio in un ruolo più defilato. Ci siamo ritrovati nel suo studio, lei si è seduta dietro di me limitandosi ad annuire con la testa, sorseggiando una tazza di caffè…Era tutto quello di cui avevo realmente bisogno.” Che dite, c’è bisogno di commentare?

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