Recensioni

6.8

La presenza insolita, aggraziata ma sfuggente, la postura fascinosa e balzana di chi indaga tra le pieghe dell'avanguardia poggiando su retaggi solidi, lampi di consapevolezza e audacia senza tradire l'efficacia dei minimi termini, tutta una strategia di azzardi che non scordano il valore dell'empatia. Non stupisce che la norvegese Jenny Hval sia entrata nelle grazie di Vogue, bramosa di fornire soundtrack ricercate ancorché alternative al sempre esigente popolo radical chic.

Già celebre in patria per i due album  (To Sing You Apple Trees del 2006 e Medea del 2008) firmati con lo pseudonimo Rockettothesky, la Hval è fautrice di un folk-pop-rock complesso ma essenziale, l'attitudine avant stemperata tra palpitazioni bucoliche e vago misticismo, il sound concepito come un ibrido imponderabile tra acustico, elettrico e sintetico. Con Viscera realizza un concept sul corpo, ovvero lo esplora anatomicamente ricavandone evidenza poetica, erotica, esistenziale. Si muove con studiata apprensione tra ballate carezzevoli (la delicata How Gentle, l'intensa Black Morning) e pieces allibenti, queste ultime una bella mistura di situazioni e umori disparati, come il teatrino futuristico Laurie Anderson e lo sciamanesimo Patti Smith di Blood Flight, il misticismo marmoreo Nico, le particelle Meredith Monk ed il languore Sigur Rós di Milk Of Marrow, o ancora certo rapimento Grace Slick in Engines In The City, la malinconia obliqua Radiohead ed il lirismo Tori Amos di Golden Locks, una fregola panica/minimale vagamente Björk in This Is A Thirst.

La costante tensione intellettuale – Jenny dichiara di prendere ispirazione dai testi del filosofo George Bataille – è per così dire assolta da una vulnerabilità toccante, da un'immediatezza palpabile sia negli sfrangiati contorni del falsetto che nelle sgraziate implicazioni del timbro nasale. Lo spurgo rock quasi Cranberries di Portrait Of A Young Girl As An Artist e la suadente ballatina A Silver Fox confermano l'allure potabile di un'artista d'avanguardia ma non troppo: ad oggi questo stare nel guado somiglia ad un merito. Più avanti, chissà.

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