Recensioni

6.5

Il fatto che Jello Biafra non avesse ancora allungato il suo sguardo caustico sul movimento Occupy, era una sorta di cattivo presagio. Di quelli che fanno pensare cose che non si vorrebbero mai pensare, tipo “vuoi vedere che il vecchio leone è diventato veramente vecchio?”. La risposta alla domanda oziosa non ha tardato ad arrivare ed è affidata a questo 10”. Tre soli pezzi, e questo è male, di infinito punk in opposition, e questo è bene.

Si parte con l’hard-rock cafonissimo della title track, 30 secondi che sembrano gli ac/dc, e poi via di sarabanda jellobiafresca tra hardcore evoluto e punk da bava alla bocca: bassone infinito e drumming insistito col santone della controcultura a sciorinare i suoi versi caustici e velenosi a creare un ponte tra grande depressione e attualità in crisi, a dimostrazione della lucida visione del grande vecchio from Frisco. Barackstar O’ Bummer rispolvera il tiro dei migliori Dead Kennedys mentre dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, di che pasta è fatto il nostro: riottoso, punk al midollo e contro ogni sistema: il target stesso, quell’Obama osannato a destra e sinistra (Barackstar O’ Bummer / outta nowhere to save the day / what a package / marketing hope and change / never seen / so much excitement and faith / since MLK / where’ve I heard this before? 1992 / called him the “Man From Hope” / a “New beginning” was his tune / signed our sovereignty / over to Wall Street / he should have been impeached / for treason), da la misura delle mire di un leone mai domo. Nemmeno a cinquant’anni suonati.

A concludere We Occupy, già edita nel 7” in cui Biafra prestava la sua voce incazzata a quei loschi figuri dei D.O.A. per un inno all’occupazione che supera il tempo. We occupy, gonna occupy. E se lo dice il quasi sindaco di Frisco, c’è da credergli.

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