Recensioni

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Le note degli album di musica senza testi sono una contraddizione in termini: dove non c’è una indicazione espressa con il linguaggio dall’autore dovrebbe essere l’ascoltatore a creare il proprio significato all’ascolto. Invece, per motivi di mero marketing promozionale e un po’ per scelta degli artisti stessi, molti album hanno a corredo un testo che funge da spiegone. Nella musica elettronica post rave, ovvero tutto quel magma che unisce scelte avanguardistiche a popular music, l’autore dovrebbe pescare dentro di sé per cercare di far affiorare quello che inconsciamente lo spinge a usare il suono come medium di espressione creativa. Ma non sempre questo accade.

La musica elettronica contemporanea, con la sua immensa palette sonora a disposizione, è come un gigantesco labirinto di specchi che crea feedback istantanei, a volte talmente veloci da confondere, sia chi suona sia chi ascolta. Siamo invasi da musica elettronica, spesso casuale, magari con buone intenzioni, ma che a volte non rende merito a quello che si voleva proporre. In questo senso, l’abstract di lancio del nuovo album di Jeff Mills è molto ambizioso: “Fin dagli albori dell’umanità, l’uomo si è sempre chiesto cosa si nasconde oltre le Stelle. La rilevanza per cosa e chi siamo, ma anche cosa diventeremo prima o poi e dove dobbiamo andare. E per esercitare la nostra mente verso tali possibilità, il racconto di avventure impossibili può aiutarci a comprendere come potremmo gestire ed esistere in tali esistenze alternative e, nel peggiore dei casi, ad allungare le nostre menti per diventare aperte e libere. In varie possibilità teoriche di ciò che potrebbe accadere se si potesse entrare fisicamente attraverso un buco nero, Jeff Mills progetta esempi concettuali di ciò che potrebbe accadere al Tempo e allo Spazio”.

Ma è riuscito effettivamente Mills a progettare questi “esempi concettuali”? Siamo veramente entrati nel buco nero in cui ci stava accompagnando? Si e no. The trip nasce come progetto multimediale da far uscire sulla sua label Axis e da suonare live nella terra che ha dato la spinta decisiva alla rivoluzione house e techno di metà anni ’80: il Giappone. Un paese capace di passioni folli, come quella per la fusion e il jazz negli anni ’80 o come quella per la techno negli anni ’90. Come una volta gli Steps Ahead facevano numeri da stadio, oggi Underground Resistance o appunto Jeff Mills, sono visti come veri e propri miti, portatori di un linguaggio misterioso e affascinante. I giapponesi spesso inventano oggetti che vengono dal futuro ma non sempre sanno come usarli al meglio e allora arrivano degli alieni a spiegarglielo (o forse arrivano degli umani a spiegarlo a degli alieni…).

L’idea del live di Jeff Mills per The trip è semplice: suonare vestito da astronauta davanti a una consolle presa di peso da un missile spaziale e riempita di strumenti elettronici con i quali può interagire in tempo reale con animazioni astratte o immagini dello spazio. Un viaggio appunto, simulato nel cuore di un teatro per amplificare il desiderio di un autore che passati sessant’anni non deve più dimostrare nulla a nessuno e quindi semplicemente fa quello che lo fa stare bene.

Con Tomorrow comes the Harvest, assieme al tastiersta Jean-Phi Dary e il percussionista Prabhu Edouard, ha riscoperto la passione per la batteria studiata da ragazzo immergendola nel PCM monumentale della 909 che ‘suona’ live come pochi, mentre con The trip torna a fantasticare di viaggi nello spazio e telefilm iconici (l’immagine del progetto rimanda spesso alla serie anni ’60 The time tunnel) come quando era adolescente e viveva il suo mondo parallelo in una città più dura di quello che avrebbe voluto. Jeff Mills in questi ultimi anni allontana la metodicità della preparazione che lo ha sempre accompagnato nella sua incredibile carriera per avvicinarsi all’interplay, all’improvvisazione, allo scambio umano e lo fa riscoprendo quell’io interiore che è nemico della pianificazione.

Più che ‘The Wizard’ e ‘L’alieno’, Mills torna ragazzo, un giovane ragazzo di sessant’anni ancora innamorato del futuro. Al netto dei gusti e dei giudizi che possiamo avere su un determinato progetto, sono molto contento per lui.

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