Recensioni

7.3

Jeff Mills appartiene a quella categoria di produttori che, uscita dopo uscita, continuano ad aggiungere, tassello dopo tassello, esempi di eccellenza musicale ad una discografia di capitale importanza per indiscutibile qualità e prestigio. Oltre a questo, il detroitiano rappresenta bene anche quel ridotto numero di autorevoli pionieri della techno che, decidendo di tenersi il più lontano possibile dal vuoto clamore mediatico imperante, con il passare del tempo vengono sempre più presi per scontati dallo stesso pubblico degli appassionati, spesso distratto da specchietti per allodole e mode effimere e passeggere. Tale è l’abbondanza di materiale di qualità nel loro repertorio, che l’impressione generalizzata è quella di avere a disposizione una fonte inesauribile, a getto continuo – quasi fosse acqua potabile a disposizione ad ogni apertura di rubinetto – e questo purtroppo favorisce una percezione che ne svaluta un po’ lo status di maestri e mostri sacri dell’elettronica. Nel caso di Mills poi si potrebbe addirittura parlare di una figura artistica diventata essa stessa genere musicale a sè stante, autosufficente, autoreferente, marchio di fabbrica unico ed inimitabile. E per questo avvertito come distante, extraterrestre quasi.

The Clairvoyant, ovvero “chiaroveggente”. Già con il titolo di questo suo nuovo album il produttore e dj ribadisce ancora una volta la propria fascinazione per tutto quello che ha a che fare con il paranormale, il futuristico. Lo conferma anche nelle note che accompagnano questo album: «Ci sono molti modi di immaginare il futuro», commenta Mills, «Uno di questi passa attraverso l’uso del proprio istinto naturale, per riuscire a sentire come potrebbe essere, questo futuro (…) servendosi dell’intuito, della premonizione, e la percezione».

Viste queste premesse è facile anche catalogare questo lavoro come appartenente al lato più concettuale e cerebrale dello statunitense, i pattern di drum machine che palleggia con maestria senza apparente soluzione di continuità sono meno fisici del solito, quasi astratti, e servono più da sostengono che da motore a gassose tessiture di tastiere, in un ibrido tra organi chiesastici, sezioni d’archi e sonorità sintetiche ed aliene, continuamente in bilico tra solennità ed inquietante dissonanza, richiamando alla mente visioni di una ipotetica seduta spiritica lisergica e rivelatoria. Una narrazione che parte dall’introduttiva, ed esplicativa The Séance passando per titoli quali Calling All Loved Ones, Shadow With A Golden Aura, I Feel A Presence, Three Signs From The Other Side fino all’epifania di The Spirit World.

Ancora una volta Jeff Mills si avventura nell’ignoto per mostrarci “la forma della techno che verrà”.

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