Recensioni

Gli Stati Uniti da parecchi anni a questa parte sembrano incapaci di sfornare prodotti pensati esclusivamente per il pubblico infantile. Dalla rivoluzione degli anni Ottanta possibile grazie a registi come Joe Dante, Richard Donner, Steven Spielberg, John Landis e soprattutto Tim Burton negli anni Novanta (e non dimentichiamo la Pixar nei Duemila), il mercato dell’intrattenimento per ragazzi è stato completamente ripensato per piacere non solo ai più piccoli ma soprattutto agli adulti, a quei genitori che magari accompagnavano (e lo fanno ancora) le nuove generazioni di spettatori. Tutto il filone che attende da anni una nuova e vera rivoluzione sta pericolosamente tornando indietro: a quei classici Disney di cui oggi vediamo solo il riflesso negli sbiaditi remake in live-action, ai film Marvel che negli anni hanno appiattito una formula che oggi è predominante sulla componente creativa, a tutti quei sequel o reboot che non solo non aggiungono nulla al prodotto originale, ma finiscono per riportare tutto a una forma produttiva che fa tanto restaurazione dello studio system (evidente, anche se non con i medesimi caratteri della golden age hollywoodiana). Eppure, uno dei metri di riferimento per Sonic – Il film, adattamento cinematografico dell’omonimo personaggio protagonista della serie videoludica prodotta da SEGA, poteva essere quel Ted di Seth MacFarlane che rivoluzionava il concetto di politically uncorrectness prima ancora che la Presidenza Trump procedesse a far danni…
Non che ci fossimo aspettati un prodotto Rated R e dissacrante, ma per le generazioni Z sarà difficile mandar giù questo boccone di melassa fin troppo sfacciato, abituate fin dalla nascita alla multitestualità dell’entertainment, alla rete, ai social network, e spesso costrette dalla contemporaneità ad abbandonare quasi immediatamente il tipico prodotto per l’infanzia per passare subito ad altro… (venendo a mancare tutta quella fase intermedia che invece caratterizzava la crescita, di certo più lenta, delle generazioni pre-internet). Ecco quindi che in Sonic – Il film manca proprio il gusto della scoperta e tutto è già dato e scritto come se fosse scontato: il porcospino blu che scappa e arriva sul nostro pianeta senza che ne venga chiarito il motivo, un cattivone macchietta che nonostante la sua vena folle ha la fiducia del governo, più il tipico americano medio dai contorni appena abbozzati nella più classica delle cittadine rurali degli Stati Uniti, dove tutto sembra essersi fermato agli anni della Frontiera.
Che Jeff Fowler sia un esordiente nella forma del lungometraggio è evidente da subito, anche se non è davvero per demeriti registici che quest’ultima fatica targata Paramount non decolla quasi mai (gli unici momenti in cui ci si diverte di gusto sono possibili grazie alle numerose improvvisazioni di Jim Carrey, che pesca a piene mani dal proprio riconoscibile campionario di personaggi, da Ace Ventura all’Enigmista di Batman Forever), schiacciata com’è da una sceneggiatura svogliata e prevedibile sequenza dopo sequenza (con il trito escamotage del racconto in medias res da riavvolgere) e da una pluralità di punti di vista (quello di Sonic, dell’agente Tom Wachowski e del villain Dr. Robotnik) che finisce per annullare anche il più elementare degli schemi che hanno condizionato tanta buona fantascienza degli anni Sessanta: ovvero quando l’elemento straordinario irrompe nella vita dell’uomo comune (il middle-class man), sconvolgendone ogni precario equilibrio per testarne la tempra.
L’ottusità di molte produzioni recenti è poi tale che negli ultimi mesi si è preferito concentrarsi sul look del personaggio (ritenuto inadeguato da numerosi fan adiratisi sul web) piuttosto che su qualche linea narrativa un po’ più profonda e adeguata ai tempi. Invece, l’unico segno che sì, ci troviamo davanti a un prodotto del 2020, è quell’incessante e stancante sequela di citazioni e ammiccamenti alla pop-culture, dove perfino l’evidente furto di una scena degli ultimi X-Men risulta spoglio di qualsiasi appeal.
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