Recensioni

7.4

Il quinto album di Jason Isbell è un perfetto esempio di ottimo songwriting confezionato artigianalmente attraverso le undici canzoni che lo compongono. Something More Than Free è un disco che profuma di rinascita, di boccata d’aria dopo una spirale di eventi negativi – cosa realmente verificatasi nella vita del cantautore.

Ascoltando Jason Isbell si ha la sensazione di avere davanti un nuovo eroe del genere Americana; non che la precedente produzione si assestasse su livelli bassi, ma Something More Than Free mostra una qualità di scrittura notevole, che richiama la grande tradizione dei vari Springsteen, Young, Seeger e Earle ma anche i loro eredi – leggi Ryan Adams su tutti. Partendo dall’opening track If It Takes A Lifetime (dove sembra di ascoltare l’ultimo A.J. Croce) e dal super singolo 24 Frames (una superba ballata emozionale dove aleggia il fantasma del boss) si entra subito nel vivo della questione: un crocevia di stili e influenze che appartengono tutte allo stesso background, quello della canzone popolare americana.

La scarna essenzialità ritmica di How To Forget, gli umori Seventies della ruvida e solenne Children Of Children e ancora una perla acustica come Speed Trap Town, quasi uscita da un album come Demolition di Ryan Adams: Jason Isbell canta e scrive senza spostare mai eccessivamente il focus da un certo tipo di proposta. Ma il modo in cui lo fa arriva assolutamente sincero e forte negli hook emozionali che queste storie veicolano.

Sul finale di disco c’è spazio anche per gli accenni soul rock di Palmetto Rose, prima di chiudere con l’intima folk ballad To A Band That I Loved, che richiama per i suoi colori old fashioned e per la struttura armonica beatlesiana certe cose degli inglesi I Am Kloot. Alla fine dell’ascolto resta una voglia sincera di musica suonata, canzoni, strumenti che vibrano: un album che fieramente prosegue un filone, consegnando un ventaglio di ottimo songwriting.

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