Recensioni

Lo si vede già mescolato alla folla al bar, durante l’opening act dei nostri Jennifer Gentle– lodati poi da lui a inizio concerto – che ben scaldano l’atmosfera
con le loro dilatazioni psych-rock, ma è quando sale sul palco che se
ne percepisce il carisma. Per la prima volta in Italia (con l’eccezione
di una fugace apparizione con i suoi Pulp alla Biennale di Venezia nel
giugno del ‘99) l’esplosivo e loquace Jarvis, che ha radunato una
considerevole quantità di fan italiani accorsi ai Magazzini Generali,
non ha disatteso le aspettative, anzi.

Sempre in
movimento, scherza tra un pezzo e l’altro con siparietti ironici,
incita, dialoga, balla con quel suo strano modo dinoccolato da
ragazzino mai cresciuto. E la voce, che mantiene inalterata la sua
forza espressiva, riporta indietro nel tempo, anche se l’occasione è
presentazione dell’omonimo disco d’esordio, uscito lo scorso novembre.
Ad accompagnarlo una band (in cui spicca il tocco di Steve Mackey, bassista di pulpiana memoria) che riproduce fedelmente l’album, eseguito quasi per intero.

Ma
il vero spettacolo è sempre e solo lui: showman consumato, sempre in
bilico tra humour e autoironia tutta british con piglio nonchalante,
snocciola uno dopo l’altro i pezzi, attaccando con Fat Children (in una sorta di rituale che prevede un’arancia sbucciata e lanciata al pubblico), compresa la b-side One Man Show (presente nel singolo Don’t Let Him Waste Your Time).
Il concerto si snoda tra crooning e canzone d’autore, con intermezzi di
commenti buffi, e dopo più di un’ora si arriva ai bis: Running The World,
ghost-track che non poteva mancare, cantata questa volta da tutto il
pubblico e, a sorpresa, l’annuncio di un vecchio pezzo (e qui tutti in
un primo momento si pensa ai Pulp…), che si rivela un omaggio al Lou Reed glam (Satellite of Love).
Ripensandoci, non poteva concludere in modo migliore, piuttosto che
fossilizzarsi nel suo passato. Abbiamo molto apprezzato, Mr. Cocker.

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