Recensioni

Michelle Zauner cerca di togliersi di dosso la malinconia successiva alla perdita della madre, testimoniata nei due album Psychopomp e Soft Sounds from Another Planet e nel libro autobiografico Crying in H Mart (nella prima settimana di uscita, al numero due della classifica del New York Times e già opzionato per la trasposizione cinematografica su Orion Pictures). Il nuovo lavoro, co-prodotto dal batterista e arrangiatore Craig Hendrix, che segue la cantante dai tempi della indie/emo band Little Big League, punta sulla gioia fin dalla scelta del titolo, Jubilee.
Dal punto di vista degli arrangiamenti, rispetto al consolidato stile dream pop, s’aggiungono archi, ottoni, pianoforte e inedite progressioni armoniche frutto quest’ultime di studi di teoria musicale. Inoltre hanno fatto sicuramente gioco i progetti intercorsi nel frattempo, tra il secondo e il terzo lavoro, come la colonna sonora ambient per il videogame Sable, l’EP Pop Songs 2020 a nome BUMPER (progetto in collaborazione con il chitarrista dei Crying Ryan Galloway) e varie comparsate in sit-com e trasmissioni video online.
Ma veniamo ai brani. Posing in Bondage evoca le atmosfere sepia di Felt Mountain dei Goldfrapp condite di sparse percussività à la Sakamoto, Be Sweet, primo singolo estratto, è forse il pezzo più riuscito, grazie a una melodia orecchiabile e a una base synth-funk uptempo che si imprimono facilmente nella memoria e rendono indispensabile la grazia della voce della Zauner, senza cadere nel lezioso. Le citazioni si avvicinano temporalmente all’indie contemporaneo in Kokomo, IN, dove le frasi di archi e la steel guitar ricordano i quadretti folk pop dei Belle and Sebastian; interessanti pure le atmosfere dreamy/shoegaze di Sit (uno dei brani che ricorda di più il passato, grazie al calore riverberato del synth), la felicità giocosa Savage Good Boy e le melodie a battuta lenta in Tactics. Più scontate la chiusa con la chitarra e voce di Posing For Cars e l’apertura massimalista di Paprika.
Le influenze dichiarate della cantante – gli anni Novanta dell’indie americano di Modest Mouse, Joanna Newsom, Yeah Yeah Yeahs e Mount Eerie – mescolate a rimandi non troppo velati all’eccentricità di Kate Bush, riescono a raggiungere una maturità compositiva che presenta ancora ampi spazi di miglioramento, pur mostrando una consapevolezza decisamente superiore alle prove precedenti. Il solo fatto di aver proposto alcuni video dei singoli con velleità estetiche extra-musicali (vedi le simpatiche citazioni a X-Files nel videoclip di Be Sweet) e l’uso di arrangiamenti più elaborati di effettistiche, synth e chitarre (che caratterizzavano la prima parte della carriera dell’artista) non necessariamente implica che il risultato sia di qualità più elevata. C’è ancora qualcosa da fare per consegnare alla storia singoli memorabili o melodie irresistibili. Jubilee è un buon punto di partenza per la costruzione di un pop intelligente e personale. Un disco più che godibile, adatto a chi ama le voci pulite dell’indie pop.
Amazon
