Recensioni

7.2

Con il Modern Kosmology già elogiato al momento dell’uscita e che, col senno di poi, ci ritroviamo ad apprezzare ancora di più oggi, Jane Weaver sembra aver imboccato un’autostrada tutta sua – anzi, un autobahn, verrebbe da dire – lungo i crinali del krautrock tedesco, fatta sì di ritmi meccanici e sintetizzatori vaporosi, ma anche di una certa attitudine folk nel cantato abile a depistare chi cercasse facili filiazioni con i mostri sacri del genere. La bravura della musicista britannica non sta tanto (o solo) nella brillantezza delle idee, quanto piuttosto nella capacità di decontestualizzarle rispetto ai canoni più noti, con buon gusto e il tocco della polistrumentista quale è, mirando a una concretezza nella scrittura che affascina senza farsi prendere mai la mano.

In termini assoluti, Loops In The Secret Society non aggiunge molto a quanto di buono abbiamo ascoltato da Weaver fino ad ora, anche perché si tratta di una rielaborazione psichedelico-ambient di brani provenienti dal Modern Kosmology già citato e dal The Silver Globe pubblicato nel 2014, unita a nuove composizioni che fanno un po’ da raccordo tra le tracce note. Il tutto arricchisce esteticamente l’immaginario dell’artista senza stravolgerlo, e nasce prima in sede live, con alcuni set in solitaria risalenti all’inverno scorso, per poi finire su disco. Dicevamo “in termini assoluti”, perché se invece considerassimo l’impatto che i sessantotto minuti dell’album distribuiti in 22 tracce hanno su chi ascolta, dovremmo correggere un po’ il tiro: c’è di che godere e parecchio per questo trip ininterrotto capace di aprirsi con certe praterie di synth analogico quasi pinkfloydiane ma anche di mutar faccia in più di un frangente, mantenendo tuttavia una fascinosa “morbidezza espansiva” nei timbri. Lo switch tra canale destro e sinistro, l’uso dei volumi (in Found Birds sembra quasi di ascoltare i Broadcast), il mood sognante e “cosmico” dei brani, la “coerenza scomposta” del programma, l’etereo appoggiarsi della voce sulla parte strumentale sono tutti motivi di interesse di un disco dal suono ampio, modellato a puntino e finanche avventuroso.

Da qui ad affibbiare a Loops In The Secret Society addirittura un nove in pagella però, come ha fatto qualche portale straniero, ce ne passa. Optiamo dunque per il 7.2 che leggerete a fine articolo, giustificandolo con la solidità che caratterizza il programma e la buona creatività messa in campo, considerato poi che questo album è comunque una bella occasione per dare nuovo lustro a materiale proveniente da due lavori discografici fondamentali nella carriera ormai quasi ventennale di Weaver.

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