Recensioni

Da anni nel giro di Devendra Banhart e Co., la folksinger texana Jana Hunter arriva ora alla seconda uscita dopo Blank Unstaring Heirs Of Doom risalente alla fine del 2005, sempre per la label di Banhart e Andy Cabic.
Autrice di un songwriting folk in bassa fedeltà, spoglio quanto basta per agitarlo di sottili pulsazioni dark, piuttosto che di visioni bucoliche, Jana ripropone le sue canzoni, discontinuamente rese come del resto nella prova precedente. Eccola allora oscillare tra nude ballad in acustico (l’intensa Palms), pulsioni psyck-folk (le inquiete Movies e Pinnacles) e ninnananne avvolgenti (Sleep, la banhartiana title track); altrove è l’ordinarietà di song folk-rock dimesse a far calare il tono (Oracle, Bird) confermandone sostanzialmente il giudizio di medietà, per un album che non decolla mai e che sembra promettere di più solo sporadicamente. Peccato per quei guizzi che ci avevano così ingannevolmente illuso.
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