Recensioni

7.2

«Ci sono poche voci nella musica moderna in grado di osservare acutamente il comportamento e le difficoltà che si ritrovano a vivere i giovani d’oggi», hanno affermato quelli di NME a proposito di Jamie T, un elogio che potrebbe suonare azzardato se a confermarlo non fosse una carriera che fino ad oggi non ha fatto registrare passi falsi. Grazie a un mix di sensibilità, astuzia e sfacciataggine, Jamie Alexander Treays, sin dal debutto Panic Prevention – che il prossimo 2017 compirà dieci anni(!) – è stato capace di riempire i dancefloor d’Albione (If You Got The Money, Sticks ‘n’ Stones, Zombie) e, allo stesso tempo, di fotografare con una sensibilità artistica senza pari quanto scorreva al di là della finestra della sua cameretta (Sheila, The Prophet, The Man’s Machine). Lo ha sempre fatto e continua a farlo con maggiore efficacia ora, forse perché è nel bel mezzo del giro di boa che lo sta proiettando sui trenta, e che gli consente di intravedere all’orizzonte la tanto “agognata”(?) maturità. Anche se intavolare un discorso con il Nostro su questo tema comincia a suonare soporifero (egli stesso ha dichiarato con insofferenza al sopracitato NME: «la gente pensa che io stia diventando anziano, ma io non mi ci sento affatto»). Quello che aveva da dimostrare il menestrello di Wimbledon, in tal senso, lo ha infatti lasciato impresso nel suo penultimo Carry On The Grudge, album introspettivo con il quale si era scrollato di dosso, una volta per tutte, la pesantissima croce di next big thing.

Oggi, a due anni di distanza, Jamie T dà piuttosto l’impressione di aver raggiunto uno stato di pace con sé stesso («posso dire di stare attraversando il periodo migliore degli ultimi sei anni»), così come sembra essere riuscito a rompere gli indugi creativi con tempi tra un’uscita e l’altra drasticamente ridotti (si è passati dai quattro anni che dividevano la seconda fatica discografica Kings & Queens da Carry On The Grudge, ai soli due che intercorrono tra quest’ultimo e Trick, tra l’altro intervallati dall’EP di sei tracce Magnolia Melancholia). Niente più sparizioni e misteri, ma un giocare a volto scoperto, continuando a lanciare le sue strofe “battagliere” più che mai (il suo rapporto con il mondo che lo circonda resta pur sempre conflittuale), ma non per questo prive di un certo romanticismo.

Volendo entrare nel dettaglio, Trick raccoglie le commistioni di generi e influenze che da sempre hanno contraddistinto il suono di Jamie. Immancabili i Clash e Joe Strummer (Tescoland, Robin Hood), che si fondono a beat e groove roots-hip-hop (Solomon Eagle Crossfire Love), escursioni cross-over (l’esplosione di Tinfoil Boy – il cui ritornello «It’s times like this I feel tricked into waking up» è uno sviante preludio a un album dalle tinte oscure – a molti ha ricordato i Rage Against The Machine) ed elettro-rap-punk (l’incazzosa Police Tapes, vera spartiacque del disco). A Joan of Arc Power Over Men spetta invece il compito di risvegliare quello che è stato l’indie-rock di Sua Maestà, la prima con una frizzante melodia che si appiccica come chewing gum nella testa di ascolta, la seconda facendo il calco agli ultimi Arctic Monkeys (la somiglianza con il timbro vocale di Alex Turner è imbarazzante). Ma è soprattutto in un brano che il trentenne teddy boy raggiunge l’apice più alto dei dieci anni di onorata carriera. In Signs Of The Times, aspra ballata elettrica (qui c’è l’ombra di un certo Billy Bragg), Jamie canta un’ode a quella che è stata la (anche) “sua” Londra, ormai in balìa di businessmen e in cui la gente “normale” vede saccheggiarsi, di giorno in giorno, i pochi spazi “vitali” che gli restano a disposizione («Where did all the venues go, we lost them all to businessmen», chiaro il riferimento alla chiusura di locali come l’Astoria o al più recente caso del Fabric). E in questo decadente clima sociale e culturale Jamie si butta a capofitto, arrivando a fare i conti con quello che è e quello che sarebbe potuto essere («I wish I had been a little more exceptional…No I’m not enough»). 

All’ascoltatore, invece, Jamie Alexander Treays apparirà ancora una volta quello di sempre. Sfacciato, spassoso e incazzoso. In Trick come non mai.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette