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7.3

A sei anni dall’uscita dell’album con gli Animal Spirits, James Holden si raffaccia con una nuova prova lunga con un titolo che è già tutto un programma, Imagine This Is A High Dimensional Space Of All Possibilities.

Stavolta il disco è una faccenda solista, tolta la collaborazione di alcuni componenti di quel gruppo: il batterista Tom Page, il percussionista Camilo Tirado, il polistrumentista Marcus Hamblett alle prese con contrabbasso e chitarra, il sassofonista Christopher Duffin. Dodici tracce – con tanto di fumetto fantasy firmato dall’illustratore e musicista olandese Jorge Velez, che ha disegnato una storia per ogni pezzo della scaletta – che esplorano il lato più aperto, divertito, ingenuo e anche adolescenziale della discografia del producer britannico, che ricorda quando appoggiava la sua radiosveglia sul punto più alto dell’armadio per beccare il segnale delle radio pirata più vicine, immaginandosi un New Age traveller alle prese con un’epopea rave mai vissuta per questioni puramente anagrafiche.

Il primo singolo estratto è Contains Multitudes, vorticoso gioco di synth e tabla che prende spunto dai collage dell’artista concettuale John Stezake e proprio su questa formula aperta e coloratissima si snoda il filo di un disco che vede il producer in un invidiabile stato di forma. La sua è una complessa equazione che sul termine trance apparecchia tutto un sistema di variegati rimandi, ma se per Senni il tag è punto di andata e ritorno di una narrazione di antitesi e decostruzioni, per l’autore del fondamentale The Idiots Are Winning tempi lontanissimi a riascoltarlo oggi è uno dei molti punti luce in questo gioco di specchi post-post-rave.

Non sono house e techno le basi fondanti, anche se alcune idee proprio da lì partono (Trust Your Feet), il groove è sotterrato su strati e incastri di synth e jazz sciamanico perso nella foresta profonda, rumori d’ambiente e allucinogeni, echi tanto new age quanto kosmische, esperimenti prog di quel Battiato che infilava nei missati per BBC (Worlds Collide Mountains Form) accanto a Kieran Hebden, richiami ’80s videoludici altezza Ital Tek (The Missing Key) e più in generale un mood coscientemente perso nel vuoto che proprio nel suo insieme sprigiona le migliori sensazioni. Notevole James, notevole.

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