Recensioni

L’internazionale hypna-kraut ha partorito il topolino. Il volume numero 7 della serie FRKWYS della RVNG Intl., intenta a celebrare la commistione e l’interazione tra elettro ed acustica su base intergenerazionale (Juliana Barwick & Ikue Mori l’ultimo volume, mentre prima son passati di lì Excepter e Psychic Ills), mette in campo una potenza di fuoco sulla carta inarrivabile. Alla resa dei conti, invece, l’all-star game si rivela se non un bluff, per lo meno una sfocata esibizione di maniera.
Un collettivo smanettamento di synth praticamente senza fine e con poca cognizione su quello che dovrebbe essere il risultato finale, vede nomi più meno noti del calibro di Lopatin (Oneohtrix Point Never, Ford & Lopatin), James prezzemolino Ferraro (servono nomi?), Samuel Godin e Laurel Halo cimentarsi con le direttive di uno dei padri del synth analogico, David Borden.
Amore per il calore vintage del synth analogico, almeno per i più giovani musicisti qui presenti, e per l’improvvisazione di gruppo sono il movente; la noia generata dalla mancanza di reali stimoli, il risultato di queste sei lunghe tracce in cui estasi nebulose di volatili soundscapes (l’introduttiva People Of The Wind Pt. 1), angeliche ascensioni analogiche (la Pt. 2), pastorali lisergiche dalle sfumature brumose (Twilight Pacific) si reiterano quasi senza lasciar traccia. Ad una sinceramente oscena Just A Little Pollution, fanno da contraltare le due oscure e cosmiche parti di Internet Gospel, ma la sensazione generale resta sempre che, in una due giorni di maratona compositiva, si sia un po’ lasciato poco alla sedimentazione del tutto. Tipo un troppo autoindulgente “buona la prima” che ci porta ad esprimerci con un altrettanto eloquente “senza infamia e senza lode”.
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