Recensioni

Alle volte, il miglior pop è semplice, diretto e senza fronzoli. Il duo francese Jamaica prende la nozione un po’ troppo alla lettera però, in quello che è il suo secondo disco dopo l’esordio No Problem del 2010.
L’accoglienza allora era stata tiepida e lo stesso si può dire per questo Ventura, che ne ricalca le strutture in 4/4 ripetute all’infinito, il sound che, seppur più scarno, ricorda da vicino quello che Thomas Mars e soci hanno fatto con i Phoenix (sopratutto nell’approccio vivido alla strumentazione), il timbro vocale e l’ampio uso di mezzi elettronici. Una sorta di Two Door Cinema Club in versione transalpina, dunque, con ritmi sempre elevati e ballabili (Hello Again, ma anche tutto il resto) e durata per brano rigorosamente intorno ai tre minuti.
Prodotto da Peter Franco (Random Access Memories) e Laurent d’Herbécourt (Phoenix), Ventura sembra voler ricalcare con squadra e righello lo stereotipo pop-rock da classifica, al punto da perdere quel poco di sapore che una proposta del genere potrebbe avere. Ogni canzone inizia e finisce alla stessa maniera, le variazioni sono minime e tutto sembra trascinarsi per le dodici tracce senza sussulti, tanto che si ha quasi la certezza di cosa accadrà nell’istante successivo. L’ascolto, verso la seconda parte di disco, si fa quasi tragicomico, con la band che prova a infilare in scaletta la ballata Rushmore, con risultati a dir poco allarmanti.
Se chiedeste a un bambino di quattro anni di chiudere gli occhi ed immaginare come potrebbe suonare una canzone rock, probabilmente fischietterebbe il ritornello di 2 On 2. Forse è proprio questo l’uso pedagogico che si può trarre da Ventura, un piccolo e innocuo manuale rock per bambini. O forse no. Meglio non rischiare.
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