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Preparatevi a sentir parlare molto di Jake Bugg. Il ragazzino di Nottingham, acustica in spalla e sigaretta in mano, è stato presentato al grande pubblico come il ponte generazionale tra Bob Dylan e Arctic Monkeys, un fenomeno mainstream che arriva a braccetto proprio con il ritorno forte del Beat nelle sale cinematografiche, quello di On The Road di Kerouac, e delle tendenze radiofoniche tra 50's e 60's, riportate in auge in questi anni da act come Black Keys, Jack White e M Ward.
L'immaginario a cui guarda il ragazzo è proprio quello del post-war dream con in testa l'America del blues urbano e del boogie, in cui si affacciano l'iconografia dei Beatles dell'era Love Me Do (cinquantesimo anniversario proprio quest'anno) e coadiuvato da una produzione attentissima ai suoni vintage e sporchi del pre-war mainstream. Bugg si affida quindi a stilemi collaudatissimi, con il songwriting di chi scopre per la prima volta il mondo e il suo disincanto, non senza un pizzico di superficialità tipicamente giovanile e strafottenza british.
Il singolo Two Fingers su tutti, con melodie infettive à la Beach Boys e un'attenzione particolare ai chorus, sfoggia l'efficacia e l'immediatezza di un grande disco pop. Lighting Bolt è un pezzo blues veloce e dal suono sporco, furbo quanto basta per catturare l'orecchio amante di certe sonorità blues e alt country che si ritrovano poi in pezzi dal piglio decisamente più rock-ish. La voce del ragazzo è ammaliante e duttile quanto basta per sfoggiare ritornelli radiofonici (Seen It All), oppure ballate folk che tanto ricordano il recente The Tallest Man On Earth e numeri da blue eyed singer quali Slide o Broken, canzone che con un piccolo sforzo di trasposizione ricorda il post-crooning portato recentemente alla ribalta da Lana del Rey con Video Games.
Forse quello che manca ancora a Jake è proprio quella capacità di configurare a suo piacimento il classicismo dei modelli di Dylan e il pop moderno con uno sguardo del tutto contemporaneo, quella capacità di rendersi voce ed interprete della britland degli anni '10, come Alex Turner aveva saputo fare benissimo nel 2006 con uno spettro di riferimenti totalmente differente. Se con il tempo riuscirà a trovare la giusta quadratura, Bugg potrà seriamente essere considerato il nuovo talento del songwriting in terra d'Albione che tanto manca in questi anni.
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