Recensioni

Quando nel 2006 Mark Stewart ci dichiarò che stava registrando con il chitarrista dei PiL tracce per il nuovo album, il nome di Keith Levene sembrava il più improbabile tra i chitarristi delle varie line-up della formazione di John Lydon. Non che Keith fosse morto, lo avevamo avvistato nell’album del 2004 dei Pigface per esempio, ma sicuramente rimaneva un eroinomane dai tempi dai tempi di First Edition, perso nei meandri della propria dipendenza da almeno due decadi.
Contrariamente ad ogni pronostico, il mitico chitarrista c’è finito veramente su un album di Stewart e non parliamo di Edit, uscito a un paio d’anni di distanza dalla nostra intervista, ma del recente, deludente, The Politics Of Envy, album del 2012 che fa coppia, in negativo, con l’attessissimo ritorno discografico dei PiL. La faccenda è curiosa perché negli ultimi anni Levene, non solo ha provato a uscire da una dipendenza trentennale ma, a quanto pare, da un paio d’anni è pulito e in forma sufficiente da imbracciare lo strumento. Jah Wobble lo ha voluto prima in un paio di tracce di Psychic Life con Julie Cambpell, poi in un mini tour che negli scorsi mesi ha riproposto il mitologico Metal Box (Metal Box In Dub Tour). Secondo quanto dichiarato da NME, John Lydon aveva chiesto pochi mesi prima al bassista di riunirsi ai PiL e s’era visto sventolare un cachet piuttosto salato. Chissà che invece non sia stato l’egomaniaco frontman ad aver voluto l’ex amico unicamente come turnista e non come parte integrante della band. Sia come sia Levene ne è stato fuori a priori. Le sue skill chitarristiche sono indubbiamente compromesse e questo Yin & Yang, come il precedente eppì firmato dalla coppia, lo dimostra ampiamente.
La seicorde che tagliava vetro e fregava il metallo è ancora lì, sepolta sotto le macerie e, non senza sorpresa, può ancora regalare notevoli colpi al cuore (Vampires). Eppure, l’uomo, spesso distratto e slabbrato negli arrangiamenti (Black On The Block) è, in definitiva, dolorosamente non paragonabile agli episodi maggiori della discografia della Public Image Ltd. Oltre al fatto che l’ombra lunga dell’ex band dei due amici si distende lungo tutta l’avventura. Il recitato cockeny holligan di Jags And Staffs richiama quello di Religion, mentre in Understand al canto troviamo Nathan Maverick conosciuto come Johnny Rotter, cantante di una Pistols Tribute band che ha contribuito in alcuni show del Metal Box In Dub (e che qui canta come se i Blur fossero scesi a Gunter Grove).
D’altro canto, la quarantecinquesima (?) prova wobbliana, pur con il buon trattamento alla harrisoniana Within You Without You, i gustosi inserti jazzati al sapor di Miles Davis (grazie alla tromba di Sean Corby, collaboratore di lungo corso di Wobble), l’onesto taglio 60s psych e il dub di Jah, è a pieno titolo annoverbile tra le classiche jam trasportate su album del Nostro, pro e contro compresi. Levene nel mezzo.
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