Recensioni

7.3

Che l’elettronica di stampo ‘90 non fosse più in cima alle preferenze del combo norvegese lo si era intuito dal precedente What We Must. In fondo, tante cose sono accadute dal debutto ad oggi e la consapevolezza di quel jazz espresso sin dalla ragione sociale, ora trascende Aphex Twin armonizzandosi alla composizione europea con un pizzico di afro-beat.

A dircelo è Lars Horntveth, uno con tanta musica in corpo da poterne vendere che definisce One-Armed Bandit come una crasi tra Fela Kuti e Wagner. Premessa credibile di una album che offre tanto altro come dei Weather Report proiettati su marte (Banafleur Overalt ) o dei Motorpsycho più forbiti (Book Of Glass).

Grazie anche a John McEntire, c’è sicuramente una nuova, diversa, veduta prospettica e il minimalismo portato nel combo da Horntveth,  palese in brani come Toccata (palesemente ispirata dal Reich di Music for 18 Musicians) e Touch Of Evil, dà quel contributo in più per la quadratura del cerchio. Una big band mai così totale.

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