Recensioni

6.8

Non è nuovo a celebrazioni, il buon Jackson. In ciò coerente, essendo la dorata California dei ‘70 dalla quale proviene – alveo nel quale si sono consumati i suoi giorni migliori – un’epoca/oasi dove lui stesso, gli Eagles, Warren Zevon e diversi altri si passavano idee e spunti, confrontavano sogni e amarezze. Come se fossero una famiglia allargata, insomma, secondo l’ultimo lascito del sogno hippie che ancora oggi inscenano, anche se le cose sono inevitabilmente cambiate. Lo stesso che respiri a pieni polmoni in questo corposo doppio dal vivo (di nuovo: come si usava una volta) cronaca di un felice tour spagnolo del 2006, tenutosi in chiave acustica avvalendosi dell’apporto di musicisti locali.

Un bel problema, però, parlarne con serenità: male non puoi dirne, giacché scorre gradevole e limita il reducismo a un tollerabile minimo sindacale; formalmente è ineccepibile – il sodale di sempre David Lindley alla chitarra è tuttora un asso… – e molte canzoni si confermano autentici classici, qualcuna magari più datata e altre semplicemente databili. Tuttavia, di dischi pubblicati oggi con le idee e il portamento di ieri ve ne sono in circolazione sin troppi, a prescindere da che questo si elevi sopra la media di parecchi coetanei e colleghi dell’autore. I fan, comunque, gradiranno.

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