Recensioni

Quando nel 2016 Haley Fohr tirò fuori dal cappello il progetto Jackie Lynn ricordo di aver pensato che fosse il classico caso di tanto rumore per nulla. L’idea del concept, del personaggio misterioso, l’immaginario visivo a metà tra Paris, Texas e Drive e alla fine… quelle vignette synth-rock che erano davvero poca cosa se paragonate al progetto madre di Circuit Des Yeux.
Inaspettatamente, ci troviamo ora al cospetto del secondo atto di quel film e le cose non si correggono minimamente, anzi pregi e difetti della formula vengono ahimè enfatizzati, tanto che non si capisce bene a cosa sia servito il contributo dei Bitchin Bajas (Cooper Crain, Rob Frye Dan Quinlivan ), perché se è vero che sono loro la principale novità di Jacqueline, il risultato finale è davvero inconsistente, con pericolose derive nel kitsch passatista più indigesto. Semmai, risalta ancora una volta l’arte della Fohr di rendere impalpabile il confine tra elegiaco ed inquietante che, complice anche un timbro di voce, scuro e perturbante, è il territorio dove riesce meglio. Anche in un lavoro abbastanza inconcludente come questo, è capace di disegnare onirici blues metropolitani come Dream St. e Traveller’s Code Of Conduct che risaltano non poco incastonati in mezzo all’innocuo rock’n roll analogico di Shugar Water, alle derive disco-kraut di Odessa e Lanexa e all’electro wave in sala eighities di Control. È un’altra occasione persa per la Fohr di evitare di perdere tempo in dischi e progetti mediocri.
È dai tempi di Portrait che la musicista originaria di Lafayette è pronta per sfornare un capolavoro e un scelta più sensata dei tempi di pubblicazione di brani e progetti collaterali, le avrebbe sicuramente giovato. A questo punto speriamo nel prossimo lavoro di Circuit des Yeux, mentre nel frattempo il materiale pubblicitario di Jacqueline, in maniera del tutto involontaria, ci rimembra delle emergenze attuali e di come rendere stilose anche due mascherine nere anti Covid-19.
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