Recensioni

7.1

Fra i vari benefici dell’ampio successo della band di
provenienza, Jason Tillman dei Fleet
Foxes
può dedicarsi con maggiore soddisfazione al suo progetto solista, in
realtà avviato già da qualche anno a colpi di cd-r più o meno carbonari e più o
meno lo-fi. Oltre che di un’esposizione privilegiata, Vacilando Territory Bluesgode anzitutto di una produzione curata ed attenta che mette in luce le sue
qualità di songwriter (quelle di batterista e vocalist le conosciamo già);
siamo, naturalmente, dalle parti del cantautorato folk u.s. (quello ai bordi,
che va da Neil Young a Will Oldhamfino al Beck acustico), che sa
giocare in egual misura con minimalismo e classicità. E, inevitabilmente, Tillman
condivide con il gruppo madre immaginario ed ispirazioni (nell’uso delle voci,
poi, i punti di contatto abbondano), distaccandosene nel momento in cui
privilegia suoni e atmosfere monodimensionali, giungendo ad esiti forse più
ordinari ma nient’affatto trascurabili.

In altre parole, della magia del disco omonimo delle
Volpi c’è una consistente eco (i cori fantasmatici di All You See e First Born,
il country pop velato di Beach Boysdi Steel On Steel, i sentori The Band di Laborless Island), mentre per il resto c’è semplicemente da gustarsi
la bellezza di certi arrangiamenti e
melodie, anche in solitaria (Vessels),
all’insegna della varietà stilistica di un M
Ward
o di un Mr. E. Magari il
genio non abita da queste parti, ma ce n’è a sufficienza per un album di genere
più che godibile. Vento a favore o meno.

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