Recensioni

Torna sei anni dopo l’eccellente We Are Monster il buon vecchio Rajko Müller. Dalla Playhouse alla Pampa di DJ Koze ne sono passati di momenti, di EP e di remix, ma quello che l’uomo non si toglie di dosso – per fortuna – è una fruttifera nostalgia per i suoni pop degli anni Ottanta, quelli che riuscivano a costruire canzoni memorabili, con strumentazioni e suoni che costruivano un mood epocale.
Più che ripercorrere la strada indie-minimal dello scorso album (che era un ottimo prototipo di quella che al tempo chiamavamo micro-house), Isolée si rintana su sciccherie degne dei Japan (Paloma Triste), clubbismi per party di classe in slo-mo (Thirteen Times An Hour, One Box), l’immancabile balearica (Taktell, Journey’s End), ambient eccellente che ricorda i suonini di Four Tet (Going Nowhere) e una puntatina di acido, ma sempre imbrigliata con il soul (Hold On).
Un suono più maturo, meno catchy, ma non per questo meno intrigante. Rajko ha ancora qualcosa da dire al pubblico dell’house. Un produttore come pochi che se ne esce con qualcosa fuori dal tempo. Necessario in tempi di plagi ed effimere sciacquette. Preferibilmente da lasciare in loop.
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