Recensioni

7.2

Vapours, terzo album della formazione di Montreal, vede il ritorno del cofondatore batterista Jamie Thompson, che aveva lasciato la band dopo l’esordio Return To The Sea (2006). Gli Islands si erano allora rifondati attorno a Nick Diamonds, producendo l’anno scorso il pop stratificato ricolmo d’archi di Arm’s Way. Ora si ritorna agli equilibri precedenti e si sente.

La parola d’ordine per Vapours è innanzitutto un certo minimalismo che non passa inosservato, se paragonato al barocco del precedente: via allora le orchestrazioni massive e largo alle ritmiche, caratteristica del passato. Allora il (guitar) pop prettamente melodico viene accompagnato questa volta da synth, drum machine, sequencers e quant’altro serva a dare anche smalto dance alla produzione. Si mantengono, è da dire, salde tutte le caratteristiche della band, melodia innanzitutto, slanci alla Arcade Fire e Stars, cambi alla TV On The Radio, e tutto l’ampio repertorio che abbiamo imparato ad associare in questi anni al cosiddetto “Montreal Pop”.

Nell’album convivono allora le due anime del gruppo, in pezzi come On Foreigner, Switched On, la title track, dove l’ampiezza della melodia si sposa perfettamente alla ritmica, e momenti prettamente elettronici (il singolo synthato No You Don’t di forte sapore Ottanta così come il funk di Devout, e gli esempi potrebbero continuare).

In sostanza con Vapours si riesce a raggiungere un equilibrio apprezzabile tra le diverse componenti musicali, segnando, se questa formazione dovesse stabilizzarsi a questa maniera, una svolta significativa e un arricchimento del sound Islands.

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