Recensioni

In L’enfant Et Le Ménure c’è molta della sperimentazione che piaceva agli Area, comprese certe coloriture mediorientali (ad esempio, La torre più alta); ci sono cover trasfigurate (tra cui Venus in Furs dei Velvet Underground, Song To The Siren di Tim Buckley, Warszawa di Eno/Bowie); ci sono testi tratti da opere di Federico Garcia Lorca e dai sottotitoli in italiano di Twin Peaks; ci sono il progressive, la musica sacra, la lirica, ma anche cadenze ambientali piuttosto contemporanee (Medina); c’è l’abbondanza spropositata garantita da 18 tracce articolate e distribuite in due CD; c’è una sfilza di collaboratori – per l’esattezza sessantadue – che comprende Pat Mastellotto, Paolo Tofani, Elliott Sharp, Ivan Cattaneo, Dieter Moebius e Trey Gunn. Più che un disco, insomma, un bazar, o per meglio dire una sorta di opera contemporanea che sembra quasi volersi spingere oltre la musica, col suo essere “un concept audio-libro sull’infanzia e il potere dell’immaginazione”. Tanto che alcuni brani dell’album sono finiti a far da colonna sonora per progetti legati alla Biennale di Venezia nel 2011 e alla Exhibition Of Contemporary Art di Mosca nel 2005.
Tutto questo è materia degli InSonar, al secolo Claudio Milano (studioso preparato e virtuoso della voce in fissa con Demetrio Stratos, oltre che cantante nei Liir Bu Fer e, a tempo perso, collaboratore di Ondarock) e Marco Truppo, duo capace di dar vita a un’opera tutta da interpretare. Scendere nel dettaglio di un tale maelström di stimoli sarebbe davvero arduo: ci limitiamo a constatare una maggiore propensione per l’anima progressiva (ma prendete la definizione con le molle, perché dentro c’è davvero di tutto, compresa una ricchezza strumentale ubriacante) nel CD intitolato L’enfant e suoni più legati ad atmosfere sospese/ambientali in Ashima. Nonostante l’ottimo livello di tutto il lavoro, le nostre preferenze vanno al secondo disco, meno “frammentario” e forse più opera a sé stante. Appurato comunque che per una volta, progressive significa davvero mettersi in gioco, senza accasciarsi su richiami stilistici metabolizzati e francamente fuori dal tempo. Ambizione, ricerca e ricchezza di dettagli fanno il resto, consegnando ai posteri un disco senza compromessi, free, ma al tempo stesso sorprendente.
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