Recensioni

Incidenti, li chiamano. Quando quello che è successo ai redivivi
Townshend & Daltrey – e ai circa 12000 avventori profumatamente
paganti – nella loro unica e attesissima data italiana potrebbe
benissimo rientrare sotto la voce “collera divina” / “fato funesto”. O,
meno omericamente, “sfiga pazzesca”. Ma andiamo con ordine, come si
dice in questi casi. Anzi, no, partiamo da quella frase pronunciata dal
buon Pete quando, dopo sole cinque cartucce sparate, la furia degli
elementi si scatena su Verona sotto forma di un violento nubifragio,
che costringe presto gli sventurati astanti a cercare rifugio tra le
arcate dell’antico circo romano. “This is the first time it rains on
me. It is supposed to rain on you!”, urla un Townshend quasi
divertito quando le gocce, complice il vento galeotto, colpiscono anche
lui e tutta la strumentazione sul palco. Come dire: questo non dovrebbe
succedermi, perché – per dirla come il Marchese del Grillo- “io so’ io (la rockstar) e voi nun
siete un cazzo” (o meglio, siete i poveracci che avete pagato un minimo
di 54€ per vedermi suonare). Che poi, a quanto pare, lo stesso Pete
spingerà da subito per far fronte all’inconveniente e riprendere lo
show, ma è bello pensare che il ragazzaccio dentro di lui si sia fatto
sentire ancora una volta. In ogni caso, concerto interrotto per più di
un’ora, con l’angoscia incombente che tutto sia già finito. Ridere o
piangere, in questi casi, non fa differenza.

E dire che l’avvio era stato al cardiopalmo: I Can’t Explain, The Seeker, Substitute, Fragments da Endless Wire (concessa, e live ha anche un suo senso), Who Are You,
con il vecchio Roger per nulla domo a far roteare il cavo del microfono
come solo sa lui, e l’eterno Pete a infliggere i classici colpi “a
mulinello” alla Stratocaster d’ordinanza. Roba da restarci secchi solo
a vederlo, altrochè, e al diavolo tutti gli scrupoli di questo mondo su
reunion come questa e i soliti discorsi sui dinosauri “bolliti” e bla
bla bla. Con una band così, poi, – i rimpiazzi di lusso Pino Palladino
e Zak “Starr” più il fratellino di Townshend, Simon, alla chitarra e il
veterano John “Bunny” Bundrick alle tastiere -, ci si dimentica di
tutto.

Senonché, arriva la natura a cercare di
ristabilire il suo ordine (o caos, che poi è uguale quando si parla di
elementi, no?). Perché – non è certo finita qui, che credevate – quando
i due tornano sul palco, accade l’ineluttabile: Behind Blue Eyes non
arriva neanche a sbocciare che la voce di Daltrey si incrina
impietosamente su “but my dreeeams they aren’t as empty…”. L’umidità
della serata veneta ha fatto il suo sporco, diabolico lavoro. Stizzito,
il frontman si sfila l’acustica e corre nei camerini.

A
questo punto, stati d’animo contrastanti s’impossessano di un pubblico
ormai attonito, generando una certa schizofrenia – che non è quadrofenia,
ma è pur sempre un buon inizio. “In pensione, subito, e per sempre”,
pensa il cinico bastardo. “Non posso vedere Roger Daltrey così. Mi fa
quasi tenerezza. Potessi salirei sul palco e lo abbraccerei”, pensa il
fan dal cuore spezzato. “E’ la fine”, pensano un po’ tutti. E invece
no: dopo un altro balletto di scuse e indecisioni, quando ormai ogni
speranza sembrava del tutto svanita e la pioggia continuava a battere
inesorabile, si diffondono le note di Let’s See Action (una chicca, tra l’altro). Roger è lì, sofferente e praticamente afono, ma fa il meglio che può, cimentandosi perfino in Baba O’ Riley, My Generation e The Real Me. E’ però Pete che su Magic Bus, The Kids Are Alright e Pinball Wizard recupera
vistosamente il punteggio; d’altronde gli Who non sono stati quasi
sempre una cosa sua? Pur roco e fioco, sarà comunque Daltrey a chiudere
la partita, dando il definitivo colpo di grazia alla sua ugola
nell’urlo finale di Won’t Get Fooled Again. Pubblico per la maggior parte riconquistato (con tanto di commovente abbraccio finale tra i due), e risultato portato a casa.

Chi
ha vinto, allora? Il mito immortale del rock che sconfigge il destino
avverso o le ciniche regole dello showbiz che impongono che il malloppo
sia comunque incassato? Nel dubbio, se mai voleste vedere gli Who dal
vivo – è pur sempre un signor show -, consigliamo vivamente una venue
al chiuso. Sia mai la natura si ribelli un’altra volta.

 

  • I Can’t Explain
  • The Seeker
  • Substitute
  • Fragments
  • Who Are You

break

  • Behind Blue Eyes (1st verse)

break

  • Let’s See Action
  • Eminence Front
  • Relay
  • Magic Bus
  • Baba O’Riley
  • The Real Me
  • Pinball Wizard
  • The Kids Are Alright
  • My Generation / Cry If You Want
  • Won’t Get Fooled Again
Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette