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Se il terzo disco è quello della maturità, e maturità vuol dire anche “sistemarsi”, mettere su casa, allora il gruppo algerino ha preso la cosa alla lettera costruendo uno studio di registrazione a Tamanrasset, nella loro città di origine, ponendo di fatto fine a quel vagare che è centrale nella realtà e nell’immaginario dei Tuareg. E anche il disco riflette questa pace trovata, declinando il loro blues del deserto in una versione che abbandona gli scatti di furore elettrico che movimentavano alcuni punti del precedente Temet (2018) e privilegia nella scaletta quei momenti sommessi già presenti nei due album scorsi, ma che qui costituiscono il mood generale, come se davanti allo studio ci fosse un patio sotto al quale fermarsi a riflettere e raccontare, come davanti al fuoco nel video di Achinkad..
A partire dal suono cameristico, l’album scorre sui poliritmi delle percussioni e gli intrecci delle chitarre acustiche (che dialogano su tempi dispari in Tindjatan, sulla quale compare alla voce Abdallah Ag Alhousseini dai fratelli Tinariwen) risultando raccolto e riflessivo anche quando l’elettricità movimenta la coda dell’iniziale già nominata Achinhad, o viaggiando verso gli orizzonti lunghi di Temet (non è un errore: è il titolo del disco scorso, ma la canzone con questo nome è qui), o nel raccoglimento rituale di Asof.
Alza i giri Assossam, sempre con gli arpeggi semplici ed efficaci ad accompagnare il call-and-response, mentre la dolente Taghadart sfoggia una scrittura che mescola mondo arabo e canzone francese (potrebbe trovare fortuna in qualche colonna sonora) e la notevole voce della sudanese Sulafa Elyas, mentre oscilla tra rimpianto e occasionali pennellate di serenità Imaslan N’Assouf, che vede alla chitarra e ai cori Gruff Rhys dei Super Furry Animals, che torna come voce principale (cantando per di più in gallese) nelle oscillazioni della straniata, conclusiva Adar Newlan, non prima che, in Tamidin, anche un altro Tinariwen, Mohammed Ag Itlale ‘Japonais, sia passato a salutare.
Potremmo definirlo un passo avanti, e nel senso di nuovi risultati artistici lo è, ma per una musica come questa, che si rinnova andando indietro, alle radici o muovendosi di lato per contaminazioni, per l’intimismo ispirato del disco, è più appropriato dire che hanno ampliato il loro discorso andando più in profondità.
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